I droni ucraini che hanno colpito un centro logistico a Kovotsk, nella regione russa occidentale di Tambov, hanno ucciso 8 lavoratori e ne hanno feriti altri 24. Il governatore regionale, Evgeni Pervyshov, ha trasmesso il bilancio sul suo canale Telegram, specificando che si trattava di operai del turno notturno di un centro logistico proprietà di una grande azienda locale, la Wildberries. In seguito alle esplosioni nel magazzino è scoppiato un incendio. Si tratta dell’ennesimo attacco ucraino volto a indebolire la catena logistica della Federazione russa, ma finora non si era mai registrato un bilancio così alto di vittime e feriti.

«Queste strutture venivano utilizzate dall’aggressore per garantire la fornitura di componenti soggetti a sanzioni destinati alla produzione di droni e di apparecchiature di navigazione» ha dichiarato Zelensky rivendicando l’attacco «a oltre 700 km dal nostro confine». Dopo le raffinerie petrolifere, le navi della flotta ombra è i centri militari, l’attacco di ieri inaugura una nuova fase della strategia dalla distanza ucraina. E da Mosca promettono già una nuova rappresaglia. Anche Mosca è stata bersagliata dai droni di Kiev, 22 secondo il sindaco Sergei Sobyanin, ma i velivoli sono stati abbattuti in aria e qualche danno si è registrato solo per la caduta di detriti. Secondo la parte ucraina la scorsa notte è stata colpita un’altra raffineria russa, a Noginsk, oltre a «obiettivi nel Mar d’Azov, nel Mar Nero e nella Crimea temporaneamente occupata».