di Luca Mastrantonio
Il regista, dopo aver resistito a lungo, ha deciso di ritirare dalle piattaforme "Falso movimento", film del 1975, come chiesto da Nastassja Kinski. Che, all’epoca tredicenne, girò una scena a sfondo sessuale. Precedente pericoloso o modello etico per il futuro? Ne parliamo con chi il cinema lo conosce bene
Ci sono dibattiti senza fine, perché il fine di certi dibattiti sta diventando riaffermare la propria identità, rafforzare la propria posizione, attraverso la sterile contrapposizione ideologica. E ci sono azioni, scelte, sofferte e pure contradditorie, che creano uno spazio di discussione, di incontro oltre che di scontro, chiamando in causa gli altri senza risparmiare nessuno.È il caso di Wim Wenders che dopo un rifiuto che sembrava granitico, ribadito di recente, alla fine ha deciso di ritirare dalle piattaforme di streaming Falso movimento, film del 1975, in risposta alle nuove polemiche innescate da Nastassja Kinski e dai suoi legali che, da almeno dieci anni, chiedono il taglio di una scena a sfondo sessuale che girò l’attrice, all’epoca 13enne, nei panni di Mignon, adolescente muta.
Nella scena incriminata appariva distesa su un letto con solo uno slip addosso, mentre un uomo molto più grande di lei, anche lui in slip, si stendeva al suo fianco e la schiaffeggiava prima di cominciare a carezzarla. «Era il mio primo film, il mio primo regista e non mi ha protetto», ha raccontato nel 2024 a RTL, rivelando che dopo la scena, girata diverse volte, si chiuse in camerino a piangere. Sua madre, con la quale viveva all’epoca, non era presente sul set e, secondo Nastassja, la loro situazione economica all’epoca era difficile. Kinski avrebbe poi continuato a lavorare con Wenders, da protagonista in Paris, Texas, Palma d’oro a Cannes nel 1984, e con una parte in Così lontano così vicino nel 1993.






