Il sindaco di New York Zohran Mamdani sta valutando la possibilità di arrestare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu qualora a settembre si recasse in città per partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. A confermarlo è stato lo stesso Mamdani, che in un’intervista al New York Times ha spiegato come la sua amministrazione stia verificando quali siano concretamente i margini legali per un eventuale intervento."Credo che il primo ministro Netanyahu debba essere processato all'Aia", ha dichiarato il sindaco di New York. "È un criminale di guerra incriminato dalla Corte Penale Internazionale". Mamdani ha poi ribadito la propria posizione nell’intervista al quotidiano americano: "È un criminale di guerra che è stato accusato dalla Corte Penale Internazionale. E questa è un'opinione che molti condividono a causa delle sue azioni nel corso degli ultimi anni". Resta però da chiarire se il sindaco di New York possa effettivamente ordinare al dipartimento di polizia di trattenere un leader straniero. "Siamo in fase di confronto attivo" con l’ufficio legale, ha affermato. "Faremo quello che la legge mi consente di fare, ma non scriveremo leggi ad hoc a tal fine" ha assicurato.Non è la prima volta che la possibilità di un arresto di Netanyahu a New York entra nel confronto politico tra Mamdani e il premier israeliano. Già lo scorso dicembre il sindaco aveva promesso di far arrestare Netanyahu facendo valere il mandato di cattura della Corte penale internazionale. In quell’occasione Netanyahu, parlando al forum del New York Times, aveva dichiarato che avrebbe comunque visitato New York. Interpellato sulla possibilità di incontrare Mamdani, fortemente critico nei confronti del governo israeliano, aveva risposto: "Se cambia idea e dice che abbiamo il diritto di esistere, sarà un buon inizio per una conversazione".La questione dell’effettiva possibilità di procedere a un arresto resta tuttavia aperta. Gli Stati Uniti, così come Israele e Russia, non sono firmatari dello Statuto di Roma il che li rende formalmente svincolati dal dare seguito ai mandati della Corte penale internazionale. Resta poi la limitata possibilità di manovra di Mamdani entro i confini dei poteri che la legge federale gli attribuisce.