La guerra al “politicamenete corretto” dell’amministrazione Trump sfodera una nuova arma: il testosterone. Il Pentagono ha infatti annunciato che tutti i militari statunitensi con più di trent’anni saranno sottoposti ogni anno a uno screening per verificare eventuali carenze dell’ormone simbolo della virilità maschile. Se necessario, potranno accedere a trattamenti sostitutivi con l’obiettivo dichiarato di avere soldati «più forti, più resilienti e più efficaci in combattimento». L’iniziativa, voluta dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, è l'ultimo tassello del piano con cui la Casa Bianca sta rimodellando le forze armate: il recupero di quella che viene definita una «warrior ethos», un’etica del combattente che mette al centro forza fisica, aggressività e mascolinità. Basti pensare alle precedenti lotte contro i chili “di troppo” e la barba tra le file dell’esercito.
L’offensiva contro il woke Nella sua crociata contro il woke, il Pentagono ha già eliminato numerosi programmi dedicati a diversità, equità e inclusione, ha rivisto i criteri di promozione di alcune ufficiali donne e ha avviato una verifica sul ruolo femminile nei reparti combattenti. Stesso approccio dalla Casa Bianca: Donald Trump ha recentemente disposto anche la rimozione di una mostra sulla schiavitù a Philadelphia, scatenando le proteste delle autorità locali. L’esibizione rendeva omaggio alle nove persone che il primo presidente degli Stati Uniti, George Washington, portò con sé quando si trasferì nella città della Pennsylvania, alla fine del XVIII secolo. «Ha cancellato la storia della nostra città», ha denunciato la sindaca della città.










