PALMOLI Il tribunale per i minorenni dell’Aquila si prepara a decidere sul possibile ricongiungimento della “famiglia nel bosco”, separata lo scorso novembre. «Sono un po’ nervosa pensando alla prossima settimana», afferma Catherine Louise Birmingham, durante la presentazione del suo libro “La mia verità. Memorie e pensieri della mamma nel bosco”, che si è svolta a Roma all'Istituto di Terapia cognitivo interpersonale. La decisione dei giudici è infatti attesa nei prossimi giorni. Catherine e suo marito Nathan sperano possa arrivare entro mercoledì, giorno del compleanno della figlia maggiore, che compirà 9 anni. Lunedì si chiudono i termini per il deposito delle memorie difensive e, come sottolinea lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente di parte, «dal 20 in poi ogni giorno è buono per la decisione dei giudici». E ancora: «Ho avuto la stessa sensazione di quando li ho incontrati la prima volta: due coniugi innamorati, affettuosi verso i loro figli e un percorso di vita che è un vero laboratorio di umanità». LO STILE DI VITA Resta però aperto il nodo dell’istruzione. Per i tre figli abituati all'homeschooling, potrebbe essere decisa l’iscrizione alla scuola pubblica. Il 20 novembre 2025 il tribunale aquilano ha disposto la sospensione della responsabilità genitoriale per Catherine e Nathan e il collocamento dei bambini nella casa famiglia a Vasto. Una decisione che ha aperto un confronto su modelli educativi e stili di vita alternativi. Catherine rivendica il legame con i figli: «Sono quelli che più mi hanno dato insegnamenti nella vita». E racconta un episodio significativo. Quando ha chiesto cosa volessero che emergesse nel suo libro, la risposta è stata «il fatto che siamo sempre insieme». La loro è una scelta consapevole. Uno stile di vita neorurale, immerso nella natura, lontano dai formalismi cittadini, ispirato alla “decrescita felice”. Vita nel bosco, meditazione, autosufficienza, rapporto diretto con l’ambiente, scuola parentale. «Per noi è stata una scelta facile», dice Nathan. «Abbiamo vissuto nelle grandi città, sappiamo bene come funzionano e non volevamo questa vita per i nostri figli» aggiunge, citando anche i problemi legati a «social e bullismo». «Possibilmente vogliamo cambiare il nostro mondo», prosegue. «Se prima la vita era dominata da stress e paura, oggi invece i sentimenti principali sono amore, libertà e scelta», osserva Catherine. Su questo modello si concentra il confronto. «Catherine e Nathan sostengono esattamente l’opposto di quello che pensiamo noi», afferma il nuovo difensore dei coniugi Trevallion-Birmingham, l’avvocato Simone Pillon. «Loro dicono che i bambini non devono stare coi loro pari quando sono piccoli, ma con gli adulti, perché questi hanno una capacità educativa maggiore. Da qui l’idea che i figli debbano stare soprattutto con i genitori per apprendere un modello senza bisogno di rimproveri o premi. E noi invece che cosa facciamo?», prosegue l’ex senatore. «Lasciamo i nostri figli per 3 o 4 ore davanti alla televisione, un paio di ore davanti al tablet, 4-5 ore a scuola», aggiunge, sostenendo che nelle scuole «qualche volta arriva anche il gender, o anche peggio. Dopodiché, quando non fanno quello che gli diciamo, li puniamo. È il modo corretto di educare questo? O forse sarebbe più corretto starci 24 ore al giorno, come fanno Nathan e Catherine?». Domande che trovano eco in una sala gremita, oltre ogni capienza, durante la presentazione romana. Molti restano fuori. Dentro, partecipazione, momenti di dibattito e anche leggerezza durante l’apericena vegano. I libri vanno esauriti. Catherine firma copie per oltre un’ora. All’incontro hanno partecipato la garante nazionale per l’infanzia Marina Terragni, la scrittrice Susanna Tamaro e Anna Maria Giannini, professoressa ordinaria di Psicologia Generale alla Sapienza.