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Leonardo Bardazzi e Simone Dinelli
È morta a 38 anni la figlia del tecnico toscano della Nazionale di calcio. Le chiamate di Buffon, Malagò, Spalletti. I funerali oggi alle 11 alla chiesa del Casone di Marina di Massa
La prima volta in pubblico fu nel 2002. In quel due giugno assolato, al Castellani l’Empoli festeggiava una fantastica promozione in serie A dopo aver dato spettacolo e strappato applausi coi gol di Di Natale, le parate di Berti, i tackle di capitan Daniele Baldini e le corse di Marchionni. Silvio, solita camicia fuori dai pantaloni e barba incolta, entrò in campo con i figli Nicolò e Mattia (che ora lavora nello staff tecnico della Nazionale insieme al padre) e spingendo la carrozzina della sua Valentina. La sua fata, come la chiamava lui, la Musa ispiratrice che ha saputo insegnargli il vero valore della vita e della famiglia. Valentina se n’è andata venerdì mattina poco dopo l’alba, a quasi 39 anni, all’interno della casa rossa tra gli alberi di Marina di Massa da sempre rifugio dei Baldini.
Era nata con una grave forma di tetraparesi spastica, non parlava e non poteva stare in piedi. In compenso rideva tanto, come spesso ha raccontato lo stesso Baldini: «I medici — confidò l’attuale c.t. azzurro nella sua biografia — ci hanno sempre detto che questa bimba non avrebbe avuto una vita lunga e per questo ha sempre dormito con me e mia moglie, perché il pensiero di alzarmi e trovarla morta mi angosciava. Quando la notte sogna ride continuamente e se non lo fa significa che sta male, che ha l’influenza o un altro tipo di problema; però quando sogna lei ride sempre, ride, ride, ride e la sua risata è veramente contagiosa. Quando ride, non lo fa come tutti noi, lo fa con la voce alta e quindi è una cosa strana perché ti chiedi se è sveglia, ma invece sta dormendo e continua a sognare... Valentina mi ha insegnato ad amare senza pretendere nulla in cambio, mi ha fatto capire cosa significhi amare incondizionatamente».










