di Fabrizio Roncone

Un meraviglioso esemplare di democristiano in purezza, cresciuto proprio nella sagrestia dello scudocrociato. Sa che meno compare, in questa fase, meglio è: nessuno ha il privilegio di sentire la sua voce

Tutti sappiamo che, se ne avrà l’opportunità, il centrodestra intende prendersi anche il Quirinale. Giorgia Meloni, del resto, è stata estremamente esplicita e bisogna solo capire se nei suoi piani è lei stessa, che intende salire, o piuttosto medita di cedere il passo a una persona fidata. Ecco, appunto: chi ha in mente? Pier Luigi Bersani - che a sua volta è nella rosa dei quattro, cinque candidati quirinalizi del Campo largo - ha già dettato le condizioni: «Il nuovo Capo dello Stato dovrà avere un legame forte con la Carta antifascista». Quindi? Pensa che ti ripensa, e cercando di immaginare qualcuno che nel centrodestra possa rappresentare una figura di vera mediazione, a numerosi osservatori l’identikit giusto sembra essere quello di Raffaele Fitto. E lui, cioè Fitto, pensa la stessa cosa.

Legittimamente? Forse si. Vediamo.Ora ha 56 anni (praticamente, un ragazzo: ne avesse tipo 80, sarebbe molto meglio): comunque è identico - appena le guance un po’ più scese, i capelli non più neri, ma biancastri - di quando, nel 2000, si prese la Puglia (è nato a Maglie) diventandone governatore. Otto anni dopo, Silvio Berlusconi lo nomina ministro per i rapporti con le Regioni; poi però Fitto, con un gran carpiato, si butta sulla carrozza che non era ancora il carrozzone di Fratelli d’Italia. Quando arriva a Palazzo Chigi, la Meloni non esita così a premiarlo: prima lo nomina ministro per gli Affari europei, le politiche di coesione, il PNRR e il Sud; poi lo manda a Bruxelles, dove attualmente è vice presidente della Commissione europea e commissario europeo per la politica regionale e di coesione.