Il mondo del calcio piange Osvaldo Bagnoli, scomparso ieri a 91 anni a Verona, la città teatro della sua più grande impresa. Per il grande pubblico infatti il suo nome è legato al clamoroso scudetto conquistato alla guida dell’Hellas nella stagione 1984-85.
Bagnoli ha anche allenato un Genoa capace di arrivare quarto in classifica e in semifinale di Coppa Uefa eliminando il Liverpool, oltre all’Inter tra il 1992 e il 1994. Ma Bagnoli ha anche scritto pagine importanti della sua carriera – da calciatore – nella nostra città. Dopo tre campionati di serie B nel Catanzaro, il presidente Mazza lo ha ingaggiato nella stagione 1964-65, quella dell’immediato ritorno in serie A dopo la retrocessione in cadetteria. Fornendo un contribuito piuttosto rilevante, con cinque reti in 34 partite da mezz’ala. Giocatore di corsa e piedi buoni, il centrocampista classe 1935 nato a Milano nel quartiere periferico della Bovisa, è poi rimasto in biancazzurro anche nei due successivi campionati di serie A.
Indimenticabile per i tifosi spallini la rete realizzata a Brescia nell’ultima giornata del torneo 1965-66, col gol del 2-2 firmato da Bagnoli che ha regalato la salvezza alla squadra di Petagna. Ha lasciato Ferrara nell’estate 1967 passando all’Udinese, poi da allenatore ha incrociato la Spal diverse volte prima di spiccare il volo in serie A con l’Hellas Verona.










