Ospedali distrutti, ambulanze colpite, i testimoni spiegano come gli attacchi siano stati deliberati contro le strutture e i mezzi sanitari. L’obiettivo è costringere le persone a sfollare per occupare le regioni ucraine. Il sistema sanitario è in sofferenza: “Non ci sono più medici”.

Foto Msf

Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

La Russia sta compiendo attacchi deliberati e volontari a ospedali, ambulanze, presidi medici, mezzi per la distribuzione dei farmaci, per mettere in ginocchio l'Ucraina e per costringere le persone a sfollare dalle regioni che si trovano sulla prima linea del conflitto. È questo quello che emerge dal rapporto di Medici Senza Frontiere che ha raccolto una serie impressionante di attacchi a strutture sanitarie, raccogliendo testimonianze agghiaccianti che dimostrano la volontarietà degli attacchi. I missili o i droni arrivano direttamente su obiettivi sanitari, compiendo quello che è a tutti gli effetti un crimine di guerra.

Ospedali distrutti e ambulanze colpite: le testimonianze Il rapporto dal titolo "Nessun luogo è sicuro" mette insieme fatti raccolti tra il 2022 ed il 2025. Oltre 20 attacchi a presidi sanitari, 4 ospedali distrutti, 7 basi per ambulanze distrutte ed abbandonate. L'azione dei russi contro il sistema sanitario ucraino è diventato sistematico e studiato. MSF ha perso l'accesso a 80 villaggi, ormai completamente distrutti, in 6 regioni diverse, nei quali forniva assistenza sanitaria di base attraverso le cliniche mobili. L'organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha censito complessivamente oltre 2.800 attacchi alle strutture sanitarie dal 2022 al 2025, nello stesso periodo i russi hanno distrutto 2.500 strutture sanitarie e 327 sono state completamente distrutte ed abbandonate dal personale medico. Un quadro terribile quello fornito da MSF che dal 2022 opera in Ucraina a servizio della popolazione civile, e oggi è impegnata quasi esclusivamente nelle regioni dell'est che sono la prima linea del conflitto. Tra le testimonianze degli attacchi consegnate a Fanpage.it, c'è quella di Andrii Rebrov, direttore del Centro di assistenza sanitaria di base di Lyman. "La mia auto era chiaramente identificata con la croce rossa medica. Ma questo non mi ha protetto" spiega il medico. Il 29 settembre 2025 il mezzo su cui viaggiava è stato colpito da un drone russo. "Io e la mia collega ci siamo recati in auto al centro sanitario dove 18 pazienti ci aspettavano per ricevere i farmaci. Non avevamo i medicinali di cui avevamo bisogno, quindi abbiamo deciso di recarci all’ambulatorio centrale per prelevarne altri. Io guidavo tenendo d’occhio il settore in alto a sinistra per individuare eventuali droni, mentre la mia collega controllava il settore in alto a destra. All’inizio non vedemmo nulla. Ma nell’ultima frazione di secondo, vidi qualcosa volare dritto contro il cofano dell’auto. Il drone colpì proprio davanti ai miei occhi, provocando una potente esplosione. Probabilmente abbiamo perso conoscenza per qualche secondo, dato che in seguito abbiamo scoperto di avere i timpani danneggiati. Il fumo e un forte odore di bruciato riempivano l’auto. Ho azionato il freno a mano, ho aperto la portiera e il mio unico pensiero era come uscire dall’auto perché temevo che potesse esserci un altro attacco. Sono caduto fuori dall’auto e pensavo di rialzarmi e scappare, ma quando ho guardato la mia gamba, sembrava fosse stata passata in un tritacarne. Il pantalone era strappato e spuntavano frammenti d’osso. Mi sono trascinato via dall’auto. Anche la mia collega è uscita dall’auto; aveva una commozione cerebrale. Due soldati dell’esercito ucraino che passavano nelle vicinanze e che hanno assistito all’attacco sono accorsi, mi hanno applicato dei lacci emostatici alla gamba e mi hanno salvato la vita. Quel momento mi ha fatto capire quanto questi attacchi possano essere precisi e mirati. Questo orrore deve finire".