HomeBolognaCronacaSergio Rubini, esordio sotto le stelle: "Sognavo il teatro poi arrivò Fellini"L’attore presenta ’Intervista’ oggi pomeriggio al Modernissimo e ’La stazione’ alle 21,45 in piazza MaggioreRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciIn piazza alle 21,45 con il suo debutto alla regia e al Modernissimo alle 18 con il penultimo film di Federico Fellini. Sergio Rubini e il suo giorno a Sotto le Stelle del Cinema, per raccontare due storie che convergono nella sua personale. Perché se nel 1990 il regista pugliese girava il film del suo esordio, proprio qualche anno prima, nel 1987, veniva scelto dal maestro riminese per interpretare proprio se stesso da giovane – e il suo alter ego – in questa pellicola che raccontava la Cinecittà del 1939, teatro di sogni ingenui e set chiassosi, e la Cinecittà di fine anni Ottanta, umiliata dalle troupe di spot e assediata dalla televisione. Fellini confronta le due Italie con sottile e autoironica malinconia e Sergio Rubini è il suo doppio a vent’anni, quando era un trasognato giornalista.
L’attore in verità aveva 28 anni quando fu diretto dal regista e racconta che Fellini, a causa della sua insonnia, amava telefonare alle sei del mattino. Il giovane attore, pur di non farsi trovare impreparato e con la voce impastata dal sonno, si svegliava prima e faceva esercizi vocali pur di rispondere in maniera impeccabile. Questo e tanti altri aneddoti introdurranno il film. In serata ecco invece Rubini, insieme con il produttore Domenico Procacci, portare in piazza il suo film restaurato, che lo scorso novembre presentò proprio al Modernissimo in occasione di Visioni italiane, festival degli esordi cinematografici. "Non avevo in mente di fare regia al cinema, non l’avevo messo in conto – afferma Rubini –. Ero arrivato a Roma a 18 anni per fare l’attore in teatro, poi sono ’caduto’ nel cinema a 22 anni e ho fatto delle cose abbastanza importanti intorno ai 25 anni, perché ho incontrato Fellini. Ma mentre lavoravo con lui, avevo un trio teatrale di successo con Umberto Marino e Danilo Coltorti: i nostri erano lavori di teatro realistico, che aveva anche un po’ il sapore del cinema indipendente americano di quegli anni, penso a Scorsese, a quel realismo che poi si legava anche un po’ al neorealismo. Col trio avevamo in scena lo spettacolo La stazione scritto per me e Domenico Procacci mi chiese di portarlo al cinema".








