Pavia. Due ore. Tanto è passato dal momento in cui Gabriele Vaccaro è stato accoltellato nel parcheggio dell’area Cattaneo, la notte tra sabato 18 e domenica 19 aprile, a quello in cui è stato constatato il decesso del 25enne siciliano. Il ragazzo non è stato soccorso subito. I suoi amici lo hanno portato a casa, forse sottovalutando la gravità della ferita al collo. Il 118 è stato attivato intorno alle 4, mezz’ora dopo la colluttazione. Quella mezz’ora non avrebbe comunque potuto salvare il giovane. È quanto scrive il medico legale Elena Invernizzi nella relazione finale dell’autopsia disposta dalla procura. L’ipotesi La dottoressa definisce come «altamente inverosimile» l’ipotesi che «un soccorso più tempestivo avrebbe potuto scongiurare» la morte di Vaccaro. Una conclusione a cui è giunta considerando «il calibro del vaso attinto dall’arma». Il 16enne oggi in carcere accusato per l’omicidio ha colpito la vittima al collo, forando la vena succlavia destra. Una ferita che ha causato una «immediata perdita» di sangue «divenuta rapidamente ingente in sede intracorporea». Se il soccorso fosse avvenuto «nell’immediatezza dell’aggressione», secondo le ricostruzioni del medico legale, sarebbe stato anticipato di circa trenta minuti. Non abbastanza per salvare la vita al 25enne, per quanto risultato dall’autopsia. L’arma del delitto Invernizzi si è espressa anche sulla tipologia di arma con cui è stato ucciso Vaccaro. L’oggetto non è mai stato ritrovato e neanche gli amici del 16enne in arresto hanno saputo dire agli inquirenti se si trattasse di un coltello o un punteruolo. Nemmeno l’autopsia ha potuto sciogliere il dubbio. Per la dottoressa si è trattato di «un mezzo da punta e taglio, riconducibile alla categoria delle armi bianche», ma di cui non è possibile «individuare con certezza la tipologia e la conformazione specifica». Tra le richieste della procura c’era anche quella su dettagli riguardanti la dinamica dell’aggressione. Invernizzi spiega che la ricostruzione «della posizione reciproca tra vittima e aggressore» è «particolarmente complessa». L’ostacolo principale è il numero di persone coinvolte nella rissa: Vaccaro e i suoi due amici, il 16enne insieme ad altri quattro giovani. Anche il «contesto cinetico e spazialmente indeterminato» ha rappresentato una complicanza nel lavoro del medico legale. La difesa Una volta avuto accesso agli esiti dell’esame autoptico, la difesa del 16enne accusato per l’omicidio ha fatto la sua mossa. «Abbiamo conferito al professore Francesco Avato l’incarico per una consulenza di parte – spiegano gli avvocati Fabrizio Gnocchi e Barbara Ricotti –. Occorre chiarire il contesto e il momento del ferimento e se il gesto sia stato idoneo a causare il decesso, o se si poteva salvare la vita della vittima. Per il resto parleremo durante il processo, anche per provare che il litigio tra gli otto ragazzi non è avvenuto per una fetta di pizza». Per la ricostruzione degli inquirenti, Vaccaro e i suoi amici erano arrivati al parcheggio con dei cartoni delle pizze e la compagnia del 16enne li aveva provocati in un primo momento, chiedendone una fetta.
Omicidio area Cattaneo, l’autopsia: «Gabriele Vaccaro non poteva essere salvato»
Il medico legale: «Inverosimile evitare la morte con soccorsi anticipati»
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