Niente visto per gli Stati Uniti se sei di estrema sinistra e simpatizzi per la lotta armata. Il nuovo giro di vite – che si aggiunge ad altre restrizioni sui visitatori dall’estero – è stato annunciato oggi dal segretario di Stato Marco Rubio. Coincide con l’iniziativa lanciata dall’Amministrazione Trump che ha chiamato diversi paesi alleati a unirsi «contro il comunismo». Sospetto che il visto potrà essere negato ancora più facilmente di prima a chi appartenga alla galassia ProPal, o abbia manifestato qualche forma di simpatia per Hamas, o abbia legittimato forme di lotta armata. Chi dall’Europa descrive un’America sempre meno accogliente e sempre meno liberale, troverà conferma delle sue teorie. È un punto di vista difendibile, a condizione di aggiungere una precisazione storica: non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Quando ero giovane, l’America poteva negarmi il visto perché ero iscritto al partito comunista italiano. Anche se alla Casa Bianca c’era un democratico, un progressista, un difensore dei diritti umani che si chiamava Jimmy Carter.

Nel mio «Viaggio in America», appena ripubblicato da Solferino, racconto il mio battesimo americano: la prima traversata coast-to-coast degli States, anno 1979. Avevo 23 anni, ero al mio primo lavoro come giornalista nella stampa del partito comunista italiano. Ero già un viaggiatore accanito ma per varie ragioni l’Europa e perfino l’Asia avevano preceduto l’America nei miei itinerari. Non mi faceva velo l’ideologia, non ero gravato da pregiudizi antiamericani, anche perché due anni prima il leader del Pci, Enrico Berlinguer, in un’intervista a Giampaolo Pansa sul Corriere della Sera aveva pronunciato una frase storica: «Mi sento più sicuro stando nel Patto atlantico». Quella dichiarazione era condita da una serie di riserve e di critiche rivolte da Berlinguer all’Amministrazione Usa, che era contraria all’ingresso del Pci nella maggioranza di governo. Però la clamorosa uscita di Berlinguer non era una mossa tattica per ingraziarsi la «potenza imperiale d’Occidente». Era la logica conseguenza del percorso che fu chiamato eurocomunismo, un graduale distacco da Mosca segnato da terribili tragedie come le aggressioni dell’Armata rossa contro Ungheria e Cecoslovacchia, il colpo di Stato in Polonia. Berlinguer si sentiva davvero più sicuro nella sfera d’influenza americana, anche se una parte della base comunista rimase filo-sovietica, e non ha digerito quella evoluzione neppure 45 anni dopo. Tuttavia la svolta eurocomunista del Pci non era bastata a superare la guerra fredda, che allora divampava, né a cancellarne le conseguenze sui moduli per ottenere i visti. Sì, allora non c’era la procedura semplificata Esta, un cittadino italiano doveva fare richiesta di visto anche per una semplice vacanza. Tra le domande a cui bisognava rispondere: sei mai stato iscritto al partito comunista? Io non solo ero un membro del partito, ma a Roma firmavo col mio nome articoli sulla sua rivista ufficiale, Rinascita, un settimanale a cui di sicuro l’ambasciata Usa di Via Veneto era abbonata. Eppure mentii, scrissi no, e la feci franca. Mi diedero il visto, liberandomi subito di un mito: l’efficienza della burocrazia americana. Anni dopo finì in frantumi un altro mito: «L’America ti può perdonare tante cose ma non la menzogna». A parte le bugie grosse di Clinton e Trump, anch’io, nel mio piccolo… Quando dovetti superare gli esami della Green Card (residenza permanente) e infine quelli della cittadinanza, mi fu consigliato di «emendare» il mio passato con una confessione da mettere agli atti. Ad ogni esame successivo quindi rivelai che ero stato comunista al mio primo viaggio del 1979 e non lo avevo dichiarato nell’apposito questionario. Le mie confessioni di ex-bugiardo sono custodite in due faldoni, sepolte in qualche archivio sotterraneo dell’Immigration Service. Non mi hanno castigato per quel peccato di gioventù. Siamo realistici: se davvero i controlli funzionassero a perfezione, e se l’America fosse inflessibile nell’applicare le regole, come si spiegherebbe l’esistenza di milioni di stranieri illegali sul territorio Usa? Una parte di quelli sono entrati col visto turistico impegnandosi solennemente a uscirne alla scadenza.