«Premiamo i migliori giovani laureati Stem che scelgono di fare impresa e restare in Italia, lo Stato trasformi il loro reddito lordo in netto. Dopo il merito scolastico, passiamo al merito fiscale». Cristian Camisa, presidente nazionale di Confapi, la principale organizzazione datoriale delle MidCap e delle Pmi industriali private, che rappresenta oltre 116mila imprese e 1,2 milioni di addetti, lancia la proposta per contrastare la fuga dei talenti ma anche la crisi delle aziende. Da poco eletto vicepresidente di European Entrepreneurs CEA-PME, la Confederazione europea delle associazioni nazionali delle piccole e medie imprese, avverte sui rischi dello scenario internazionale dovuti alla crisi dello Stretto di Hormuz. E sull'Europa non usa mezzi termini: «Mentre Cina e Stati Uniti corrono, noi impieghiamo anni a decidere le politiche industriali. Così non siamo nemmeno in gara».

Domanda. Lo Stretto di Hormuz è tornato al centro di una crisi sistemica e non si intravede una pacificazione dei rapporti tra Stati Uniti e Iran. Quali effetti sta producendo sulle Pmi?

Risposta. La cosa peggiore in economia è l'incertezza. L'effetto immediato della crisi di Hormuz è l'aumento del prezzo del petrolio, ormai intorno agli 85 dollari al barile. Questo significa rincari dei carburanti, della logistica e dei costi energetici per le imprese. Continuiamo a subire situazioni che non governiamo e che producono un aggravio di costi proprio mentre le aziende stanno affrontando una fase di rallentamento e il Pil italiano cresce appena dello 0,5%. Qualora il conflitto dovesse perdurare, potremmo trovarci a vivere una situazione persino più pesante del Covid per il nostro sistema produttivo.