Il nuovo direttore del Madre è Eugenio Viola, 51 anni, napoletano di Scampia. Subentra a Eva Fabris nella complessa operazione di rilancio di un museo, il museo d’arte contemporanea di Napoli, che conosce già all'interno. Critico d'arte, come ultimo incarico è stato capo curatore del Mambo di Bogotà; in precedenza al Pica in Australia. Dal 2009 al 2016, al Madre si è occupato delle prime grandi mostre istituzionali in Italia dedicate a Boris Mikhailov e a Francis Alÿs, un progetto di Daniel Buren e le retrospettive di Vettor Pisani e Giulia Piscitelli. E, tra i vari incarichi, è stato curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia (edizione n. 59).
A proposito di radici campane. Nel suo curriculum Viola segnala un dottorato in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico-artistica all'Università di di Salerno. Studioso di teorie ed esperienze legate alla performance e alle poetiche corporali, ha pubblicato su questi argomenti numerosi saggi, tenuto conferenze in Italia e all’estero, curato mostre e monografie dedicate a Regina José Galindo, Marina Abramović, Orlan.La nomina è stata annunciata questa mattina dal presidente della Regione Campania, Roberto Fico, con l'assessore alla Cultura Ninni Cutaia, la dirigente Rosanna Romana, che ha presieduto la commissione esaminatrice, che ha valutato le candidature per il museo nel centro storico di Napoli voluto dalla Regione Campania e la presidente della fondazione Donnaregina Angela Tecce.Nella sua collezione sono presenti opere di importanti artisti contemporanei, italiani e internazionali: Jeff Koons, Anish Kapoor, Mimmo Paladino, Damien Hirst, Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Michelangelo Pistoletto, Richard Serra, Robert Rauschenberg.«È bello che un giovane valentissimo torni nella sua città» dice la presidente della fondazione Donnaregina, Angela Tecce.«Sono felice di poter riportare la mia esperienza a Napoli, e metterla a disposizione. Viva il Sud» dice Viola. «Per me è una grande emozione e un impegno molto serio. Non torno in un luogo qualsiasi, ma in un luogo che ha contribuito a definire il mio modo di pensare un museo. Un museo oggi deve essere luogo aperto, accessibile, internazionale e inclusivo».Il suo progetto ruota attorno al dialogo tra Napoli, il Mediterraneo e i Sud globali.








