Durante il progetto de L'Espresso "EU Byline", una tre giorni di formazione a Bruxelles rivolta a oltre 20 studenti di diverse città italiane, l'eurodeputata per S&D si è sottoposta a una conferenza stampa. L'articolo è di Sara D'Alonzo e Chiara ProiettiDurante il progetto de L'Espresso "EU Byline", una tre giorni di formazione a Bruxelles rivolta a oltre 20 studenti di diverse città italiane, l'eurodeputata per S&D si è sottoposta a una conferenza stampa. L'articolo è di Sara D'Alonzo e Chiara ProiettiIn un mondo vasto come quello cosmetico e farmaceutico, guidare il consumatore verso un acquisto consapevole resta una necessità, ma non sempre una priorità del mercato. Da qui scaturisce, per l’Unione europea, l’inganno del greenwashing: un mercato costruito su etichette e packaging verde ma senza un fondamento scientifico alla base. Questa è una delle tematiche trattate dall’eurodeputata Annalisa Corrado, appartenente al gruppo dell'alleanza progressista di Socialisti e Democratici (S&D) al Parlamento europeo nella conferenza stampa, tenuta a Bruxelles il 14 luglio 2026, in occasione di European Byline, il progetto dell’Espresso. “Il greenwashing in realtà è disonestà” afferma l’onorevole, spiegando che questo fenomeno non darebbe solo informazioni sbagliate, ma proverebbe a giocare sulla volontà delle persone di fare uno sforzo maggiore verso l’ambiente. “Il greenwashing spezza questo patto di fiducia tra consumatore e produttore”. Laureata in ingegneria meccanica con un dottorato in ingegneria energetica, Corrado opera maggiormente nelle commissioni Envi, impegnata con ambiente e sanità, e Itre, responsabile in settori strategici come energia, industria ed innovazione. L’analisi da lei fatta ricorda che nei settori della salute e della cura della persona bisogna avere un’accortezza in più: “In alcuni casi è ancora più grave, perché oltre all’impatto ambientale c’è di mezzo anche la salute delle persone. La questione della cosmesi è emblematica, anche perché il marketing è sempre più aggressivo e mira alle giovanissime generazioni, con bambine che fanno influencer per le beauty routine. Si saldano le ragioni della trasparenza con quelle della salute collettiva”. Greenwashing, come funziona nel mondo della cosmeticaI consumatori dei prodotti di cura e benessere della persona sono sempre più attenti a ciò che acquistano, in primo luogo per l’attenzione verso il prodotto che applicano sulla loro pelle e per quell’attenzione in più che la popolazione riserva all’ambiente. Come individuato da un'indagine di Cosmetica Italia, il focus sull’acquisto cambia in base alle fasce d’età, rilevando come negli over 45 l’attenzione al green è legata al concetto di tollerabilità cutanea e sicurezza del prodotto. Diversamente accade nei giovani, i quali ripongono maggiore attenzione verso l'impatto ambientale che il ciclo di vita del prodotto può avere. Secondo le normative europee, un prodotto cosmetico finito non deve contenere diciture, marchi o immagini che attribuiscono ai cosmetici delle caratteristiche che questi non possiedono. Per una maggiore affidabilità ci sono certificazioni di terzi che le aziende possono applicare sull’etichetta del prodotto per certificare l’“eco-bio-compatibilità” (Icea, Ecocert, Cosmos) che dichiarano la percentuale di ingredienti di origine naturale, biologici ed eco-compatibili contenuti nel prodotto. A supporto di ciò, la nuova direttiva dell’EmpCo (The Empowering Consumers directive) del 20 febbraio 2026, applicata dal prossimo settembre, pone uno stop alla disinformazione nell’ambito della cosmesi e del farmaceutico.Proprio con l’arrivo dell’autunno, l’Ue cambia la regolamentazione delle diciture generiche come “naturale”, “ecologico”, “carbon neutral”, diventando fuorilegge se non supportate da dati scientifici e certificazioni. Se da una parte l’Unione si batte per la tutela del consumatore, dall’altra si impegna nella valorizzazione di quelle aziende che fanno della rivoluzione green il loro cavallo di battaglia, con processi produttivi e cicli di vita del prodotto virtuosi e in linea con l’ecocompatibilità. Tra queste aziende si fa strada quello che viene chiamato il fenomeno del “greenhushing”, il timore che venga frainteso o mal interpretato l'impegno del produttore dichiarato in etichetta. Proprio per chiudere il cerchio a riguardo, Corrado guarda a tutte le sfide che attendono l’Unione: “Noi continueremo la battaglia contro il Greenwashing, la battaglia per la trasparenza e la codificazione, la costruzione di strumenti che sostengono coloro che invece in queste strade fanno sul serio. Non devono essere lasciati soli quelli che tentano di agire in maniera etica e sostenibile”. L'articolo è stato redatto durante il progetto EU Byline, a Bruxelles, da Sara D'Alonzo e Chiara ProiettiTag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp