di
Matteo Fontana
Era il 12 maggio 1985 quando la squadra scaligera si aggiudicava la vittoria con un 1-1 contro l'Atalanta. Fanna: «Una fiaba che rimane»
Il 17 luglio è morto Osvaldo Bagnoli, l'allenatore che nel 1985 conquistò lo scudetto con l'Hellas Verona: il primo scudetto di una squadra di provincia che spezzò il dominio delle grandi. Bagnoli aveva da poco compiuto 91 anni. Riproponiamo l'articolo pubblicato in occasione dei 40 da quella storica impresa che portò al Verona il suo primo scudetto.
Quanto ha avuto ragione, Domenico Volpati. Quelle parole pronunciate nello spogliatoio del Comunale di Bergamo, il 12 maggio 1985: «Solo negli anni ci renderemo conto di quello che abbiamo fatto», disse. Lui, la «coscienza» del Verona che aveva appena vinto lo scudetto, con l’1-1 con l’Atalanta a sigillare con il consenso della matematica il trionfo diventato leggenda. E di anni ne sono passati quaranta, da allora, e la ricorrenza tiene strette con sé storie di amore e grande amicizia. I campioni d’Italia di allora sono i grandi uomini che erano e sono sempre stati. I legami che li tengono uniti non si sono mai allentati. Sono più stretti, posti al di là e al di sopra delle partite vinte, dei ricordi che commuovono. Volpati, il jolly che stava per ritirarsi dal calcio per completare gli studi di medicina, dice, oggi: «Il lascito più grande dello scudetto è il rapporto con la città. L’affetto, la condivisione che continua e si rafforza. Verona ci ha adottati, siamo suoi figli e ce ne rendiamo conto in ogni momento. Per noi è sempre un’emozione. Lo percepisco personalmente quando incontro un tifoso, dove vivo, a Castello di Fiemme, vicino a Cavalese, che mi saluta, mi ringrazia per quello che abbiamo fatto. Più di qualcuno si commuove, piange, ripesando a quanto è avvenuto. E quando torno a Verona è come essere di nuovo a casa dopo aver passato del tempo lontano». Domenico la laurea l’ha presa e il dentista l’ha fatto, fino alla pensione. Sta sulle montagne, marito, padre e nonno che ha saggezza a condurlo. Racconta: «Guardiamo le cose ora e ci accorgiamo che l’amore ha continuato a crescere. Ci teniamo dentro l’amicizia che c’è tra di noi. Il nostro scudetto è unico, speciale per questo. Il legame nello spogliatoio si è perpetuato. Parliamo tutti i giorni, ci aiutiamo. Ci vogliamo bene».










