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L'Italia vive le ore più roventi di un'estate che non ha risparmiato quasi nessuna regione, ma la fine dell'emergenza è ormai segnata sul calendario: da lunedì 20 luglio il quadro meteorologico è destinato a ribaltarsi, con l'anticiclone subtropicale in ripiegamento verso il Nord Africa e temperature finalmente in linea con le medie di fine luglio.

Prima di quella svolta, però, il Paese dovrà attraversare il picco più intenso dell'ondata di calore. Il bollettino del ministero della Salute segnala per venerdì 16 capoluoghi in allerta massima, livello 3, il cosiddetto bollino rosso, che segnala rischi per la salute estesi a tutta la popolazione e non solo ai soggetti più vulnerabili. Coinvolte città di ogni area del Paese: da Torino a Milano, da Genova a Bologna, passando per Firenze, Perugia e diverse località del Lazio, fino a Pescara, Campobasso, Cagliari e Palermo. Otto città si trovano invece in bollino arancione, livello intermedio di attenzione, tra cui Napoli, Bari, Verona e le due maggiori città siciliane orientali, Catania e Messina. Solo Bolzano, Venezia e Trieste restano per ora al livello di pre-allerta.

Il momento più critico arriverà sabato 18 luglio il numero di capoluoghi in bollino rosso salirà a 19 su 27 monitorati: alle città già in emergenza si aggiungeranno Ancona, Civitavecchia e Catania. Il livello arancione riguarderà cinque città - Verona, Napoli, Bari, Reggio Calabria e Messina - mentre il trio Bolzano-Venezia-Trieste resterà l'unica area del Paese sotto la soglia massima di guardia. Quella in corso non è una singola impennata di calore, ma l'ultimo capitolo di una fase che va avanti ormai da settimane. L'espansione dell'anticiclone di matrice subtropicale sul bacino del Mediterraneo ha portato masse d'aria calda e secca a stazionare sull'Italia molto più a lungo del solito, alimentando temperature diurne elevate ma soprattutto notti che faticano a scendere sotto la soglia di comfort. Sono proprio le cosiddette notti tropicali, quelle in cui il termometro non scende sotto i 20 gradi, a rendere questa fase particolarmente gravosa per l'organismo: senza un adeguato recupero notturno, l'esposizione ripetuta alle alte temperature diurne comporta uno stress fisiologico cumulativo, che il bollettino del ministero della Salute individua come principale fattore di rischio nelle giornate da bollino rosso. A pesare, in questi giorni, è anche la scarsa ventilazione e i livelli di umidità relativamente alti in alcune aree pianeggianti e costiere, condizioni che amplificano la sensazione di calore percepito rispetto al dato termometrico reale. Nelle grandi città, poi, l'effetto “isola di calore urbano” - legato alla cementificazione, al traffico e alla ridotta presenza di verde - mantiene le temperature più elevate anche nelle ore serali, aggravando ulteriormente la situazione nei centri metropolitani.