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Il parlamento giapponese ha approvato una revisione della legge sulla Casa imperiale del 1947 confermando che il trono può essere ereditato solo dagli uomini appartenenti alla linea paterna della dinastia. La decisione ha deluso la maggior parte dell’opinione pubblica giapponese, che secondo i sondaggi negli ultimi anni sosteneva la possibilità di aprire la successione anche alle donne e considerava una potenziale erede la principessa Aiko, nota anche con il titolo di principessa Toshi e unica figlia dell’imperatore Naruhito.

L’estensione della successione alle donne era considerata una possibile soluzione al progressivo restringimento della famiglia imperiale, che ha sempre meno membri e sempre meno eredi maschi. Anche la prima ministra giapponese Sanae Takaichi, che è la prima donna a ricoprire questo incarico nella storia del paese, era però fortemente contraria all’apertura della successione alle donne, come il suo Partito Liberal Democratico, di orientamento conservatore.

Il Giappone oggi è una democrazia parlamentare, ma per centinaia di anni è stato un impero, e l’imperatore è ancora, tecnicamente, il capo dello stato. Ha in realtà una funzione rappresentativa: tra le altre cose, nomina il capo del governo e promulga le leggi approvate dal parlamento (un ruolo equiparabile a quello del presidente della Repubblica in Italia). Per molti giapponesi però la figura dell’imperatore è ancora importante, per motivi simbolici e perché è legata alla tradizione.