Il maxi sequestro di inizio settimana di 160 chili di hashish rigorosamente impacchettati in 1435 panetti trovati all’interno di una 500 rappresenta soltanto la punta dell’iceberg, l’ennesima operazione antidroga che conferma Prato come epicentro di traffico e smistamento di sostanze stupefacenti. La Procura non ha dubbi: la diffusione e lo spaccio di droga rappresentano un fenomeno sempre più radicato e alimentato da organizzazioni che operano tanto nel mercato dell’illegalità locale quanto nel rifornimento del carcere della Dogaia. Oltre 650 chili sequestrati da marzo a oggi, 23 sequestri ingenti, 6 oltre i 10 chili. Giusto per rendere l’idea. Non a caso, il procuratore capo Tescaroli parla di episodi da inserire nel solco di una vera e propria "escalation" nella circolazione di droga nel "rigoglioso mercato pratese", costituito da "plurime piazze di spaccio". Prato dunque anche come "centro di smistamento" di stupefacenti, dal momento che in città abbondano "pregnanti interessi criminali" da parte di cittadini italiani, ma anche marocchini, cinesi, albanesi, tunisini.
Il binomio dell’illegalità è garantito secondo la procura della Repubblica dalla continuativa introduzione di sostanze nel territorio, da un lato, e dall’approvvigionamento "sistematico" per i detenuti alla Dogaia, dall’altro. Questo per ricordare infatti i noti precedenti e i numerosi tentativi di introdurre sostanze stupefacenti all’interno dell’istituto penitenziario mediante lanci dall’esterno, effettuati con frecce, martelli e altri sistemi. A conferma dell’esistenza di un’organizzazione stabile finalizzata ad alimentare il mercato della droga anche tra i detenuti.Soltanto negli ultimi quattro mesi e mezzo, la lista delle droghe finite sotto sequestro - con provenienza da "canali differenziati" da paesi come il Canada, la Thailandia, il Belgio e gli Stati Uniti - è lunga e corposa: oltre 640 chili di hashish, due chili e mezzo di Shaboo-metanfetamina, quasi 10 chili di marijuana, cocaina per poco più di 800 grammi.






