Riforme in stallo
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Alla Santa Madre di Dio l’incontro con i familiari e gli amici dei tre ragazzi, a un mese dal tragico incidente
"Non abbiamo risposte, vogliamo solo ascoltare". È questo il senso dell’iniziativa ospitata mercoledì sera dalla parrocchia Santa Madre di Dio di Macerata e dedicata agli amici e alle famiglie dei tre tre ragazzi morti nell’incidente di un mese fa in superstrada. Negli spazi dell’oratorio, il parroco don Carlos Munoz Caceres, insieme a don Samuele Sapio, ha organizzato un momento di ascolto per i giovani amici di Daniele Francalancia, Giorgio Franceschini e Nicolas Calabrese. "Vorremmo tirar fuori le domande che questa devastante disgrazia hanno fatto nascere nei loro giovani amici – spiega don Samuele –. Ci sono preti, catechisti, coppie di sposi, educatori e allenatori che si mettono in ascolto. Vorremmo accogliere anche chi non ha una vita di fede, ma che si sente ferito. Per noi la risposta è l’incontro con Gesù Cristo". L’appuntamento ha raccolto un folto uditorio, fatto di giovani e non solo. Prima della messa officiata da don Emilio Cicconi, parente di Nicolas, sul palco allestito in oratorio hanno preso la parola, leggendo e cantando, Serena Lambertucci, Maria Pagnanelli, Filippo Onori, Letizia Trivelli e Luca Pianesi. Sono state eseguite con chitarra e voce canzoni liturgiche, ma anche Fango, celebre brano di Jovanotti, che nel ritornello fa: "Io lo so che non sono solo anche quando sono solo". Pianesi ha letto un passo dell’educatore Franco Nembrini, il cui fulcro sta in un interrogativo esistenziale, una richiesta da figlio a padre: "Assicurami che valga la pena venire al mondo". Sono state a più riprese citate le figure di San Giovanni Paolo II e don Pino Puglisi, con riferimenti alle loro parole su temi di fede ed educazione. Don Emilio, sacerdote paolino, ha raccontato l’impostazione della messa per il trigesimo: "Bisogna proiettarsi nel futuro contemplando la speranza cristiana e ravvivare la fede nella vita eterna. Imposto la celebrazione eucaristica parlando di un affresco del Masaccio, che si trova a Firenze a Santa Maria Novella. Ci sono la trinità e la Madonna, e una scritta: ‘quel che voi siete noi eravamo, quel che noi adesso siamo voi sarete’. Non si parla di polvere, ma di vita eterna e di beatitudine del paradiso. Dobbiamo avere fiducia: dopo la morte c’è una realtà più grande, meravigliosa. Questi ragazzi sono morti giovani, ma hanno lasciato tanto bene". "A convocarci stasera sono dei ‘perché?’ – ha spiegato don Samuele invitando i giovani a sfogarsi con chi era pronto ad ascoltarli –, bisogna mettersi davanti alla domanda. Questo necessita coraggio e un po’ di faccia tosta. Non abbiamo risposte, ma siamo aperti all’ascolto di confusione, pianto, disperazione. Non tenetevi dentro i vostri pensieri. Parlatene".








