Ucciso con una coltellata al petto, per delle cuffiette, mentre rincasava dal lavoro notturno in un supermercato. È morto così la notte tra il 10 e l’11 ottobre a Rozzano Manuel Mastrapasqua, 31 anni. Il suo aggressore, Daniele Rezza, 19 anni all’epoca dei fatti, è stato condannato in primo grado a 27 anni di reclusione. "Quando l’ho visto volevo prendergli tutto: soldi, cellulare, qualsiasi cosa potessi rivendere", mise a verbale Rezza dopo l’arresto, il 13 ottobre 2024. Resta così sospeso a una spiegazione insensata quel gesto così violento. Secondo i suoi legali Rezza soffrirebbe di una "disregolazione delle funzioni emotive che dà reazioni sproporzionate, non sa valutare in modo cosciente le situazioni che ha davanti, non riesce a controllare i suoi impulsi per una patologia psichiatrica".

Durante il processo d’Appello in corso a Milano la Corte ha accolto l’istanza della difesa e ha disposto una perizia affidata alla psichiatra Mara Bertini. Perizia che sarà discussa nella prossima udienza del 20 luglio e che mette nero su bianco che il 21enne era capace di intendere e volere. "L’indagine peritale – si legge nella relazione – ha evidenziato alterazioni della regolazione delle emozioni e un’aggressività reattiva, oltreché proattiva, che possono considerarsi clinicamente significative, ma che non si integrano nella nozione giuridica di infermità mentale perché non inscritte in una patologia mentale rilevante ai fini forensi".