GIAVERA «Aiuto, aiuto». Le grida disperate hanno attraversato la cava pochi minuti dopo l’inizio del turno. Francesco Vona le ha sentite e non ha esitato ad intervenire. Ha visto il collega in difficoltà vicino al rullo frantumatore e si è precipitato a soccorrerlo. Un gesto d’istinto, l’ultimo atto di generosità di un uomo che, raccontano i compagni di lavoro, non si tirava mai indietro quando qualcuno aveva bisogno. Francesco è morto così, a 39 anni, tentando di salvare un collega rimasto intrappolato nel macchinario. L’ennesima tragedia sul lavoro si è consumata ieri mattina nella cava della Postumia Inerti, in via Colombere a Giavera del Montello, quando erano da poco passate le 7. Il turno era appena cominciato. Pochi minuti prima Francesco aveva abbracciato un collega, scambiato una battuta e augurato a tutti una buona giornata. Poi le urla, la corsa verso il nastro e il dramma. Quando i soccorritori sono arrivati, anche con l’elicottero Leone, per lui non c’era ormai più nulla da fare. Il collega di 38 anni è stato invece trasportato all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso: è rimasto ferito, ma non sarebbe in pericolo di vita.
LA DINAMICA Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori, P.Z., operaio di 38 anni, sarebbe rimasto bloccato durante un’operazione di manutenzione ai rulli del nastro utilizzato nella cava di ghiaia. Francesco, che lavorava nell’azienda da sei anni ed era considerato esperto nella propria mansione, si sarebbe accorto immediatamente di quanto stava accadendo. Di fronte al collega in difficoltà non avrebbe perso tempo. Sarebbe corso verso il macchinario per cercare di liberarlo, probabilmente senza avere neppure il tempo di valutare il rischio al quale si stava esponendo. Secondo una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti, la macchina operatrice potrebbe averlo agganciato e trascinato nell’area del rullo frantumatore, senza lasciargli scampo. Un’altra ricostruzione, riferita dai vertici dell’azienda, ipotizza invece che Francesco sia salito sul nastro, abbia perso l’equilibrio e sia caduto. La sequenza precisa di quanto accaduto dovrà essere stabilita dagli accertamenti tecnici e dalle testimonianze. IL RITRATTO «Francesco era una persona generosa, sempre disponibile ad aiutare gli altri - raccontano i colleghi -. Quando ha sentito le urla ha agito d’istinto, probabilmente senza pensare al pericolo». Un gesto immediato, quasi naturale per chi lo conosceva. Perché Francesco, ricordano, era uno che si accorgeva degli altri, uno che interveniva quando qualcuno aveva bisogno, senza voltarsi dall’altra parte. Pierangelo Zanatta lo aveva visto intorno alle 7. Tra i due non c’era soltanto un rapporto professionale ma erano amici anche fuori dal lavoro, condividevano momenti di svago, cene e scherzi. «L’ho visto per l’ultima volta stamattina (ieri mattina, ndr.), ci eravamo abbracciati e salutati. Poco dopo ho sentito le urla di aiuto del collega rimasto ferito, che Francesco aveva cercato di aiutare». Quell’abbraccio, un saluto scambiato quasi senza pensarci all’inizio del turno, è diventato improvvisamente l’ultimo. Nel dolore, affiorano i ricordi. La sera precedente alla tragedia, Francesco aveva lasciato un messaggio sul lunotto della vecchia Fiat dell’amico Pierangelo. Aveva scritto “Francesco numero 1” e accanto aveva disegnato un cuoricino. «Lo aveva fatto per scherzare - ricorda commosso Zanatta -. Francesco era un ragazzo d’oro. Era una persona molto generosa, di compagnia. Circa un mese fa aveva festeggiato il compleanno e aveva voluto offrirci la cena». LE INDAGINI Dopo la tragedia, il lavoro si è fermato. Il macchinario è stato posto sotto sequestro e l’intero cantiere è rimasto immobile, consegnato agli accertamenti degli investigatori. Al rumore continuo degli impianti e dei mezzi si è sostituito un silenzio irreale. Nelle ore successive all’incidente, davanti alla cava sono arrivati i responsabili dell’azienda e le forze dell’ordine. La Procura di Treviso ha aperto un’inchiesta per fare piena luce sull’incidente. Gli accertamenti sono condotti dai carabinieri e dai tecnici dello Spisal, che dovranno esaminare il macchinario, le condizioni in cui si stava svolgendo la manutenzione e le procedure seguite dagli operai. Dovrà essere verificato se tutte le misure di sicurezza previste fossero state adottate e se il nastro e i rulli fossero stati correttamente arrestati e messi in sicurezza prima dell’intervento. «Lasciamo agli enti preposti trovare le risposte - conclude Roberto Grigolin, socio dell’azienda (il Gruppo Grigolin ha una partecipazione all’interno, ndr) e accorso in via Colombere in lacrime -, ma quello che è successo è inverosimile a pensarci. Come impresa siamo vicini alla famiglia».






