“Un boato terrificante, la scossa di un terremoto e subito una nuvola bianca che impediva di respirare. Appena la polvere si è dissolta ed è calato il silenzio, ho visto che il cuore del palazzo non c’era più: dietro le macerie, potevo distinguere le montagne”. Il custode Federico Roso descrive così l’improvviso crollo della parte centrale del tribunale di Bolzano, in pieno centro cittadino.
Solo il destino ha risparmiato una tragedia. “Erano le 6.20 del mattino – dice Christian Auer, capo degli ispettori antincendio dei vigili del fuoco del capoluogo altoatesino – e all’inizio abbiamo temuto che potessero esserci persone sepolte sotto le macerie. I muri erano pericolanti, temevamo altri crolli, entrare in ciò che restava dell’edificio era pericoloso. Ho pensato a un’esplosione, magari a una bomba, o a un attentato: dopo le prime verifiche è apparso evidente che si era verificato un collasso strutturale”.
Pochi minuti ancora e i tre piani disintegrati del palazzo giustizia avrebbero travolto le sei persone addette alle pulizie, già al lavoro nelle ali laterali rimaste in piedi. Un paio d’ore e il tribunale, costruito un secolo fa su ordine di Mussolini, nel Ventennio fascista che impose l’italianizzazione del Sudtirolo, si sarebbe accartocciato sul personale della giustizia e sulla gente presente in aule e corridoi.











