La diffusione dei farmaci contro la calvizie, come la finasteride, sta favorendo lo sviluppo di una nuova cultura dell’aspetto maschile. Alimentata dai social media e dagli influencer
Quando aveva vent’anni, Elliot Connors non faceva molto caso ai suoi capelli. Sì, forse ne stava perdendo un po’, e allora? È quello che succede agli uomini. Era spiritoso e brillante e aveva una ragazza.
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Ha cominciato a preoccuparsi solo l’estate scorsa, quando lui e alcuni amici dell’università a New York hanno aperto una chat di gruppo. Parlavano di corsi e di sport o scherzavano sulle loro vite sentimentali, e spesso finivano a parlare di caduta dei capelli: se l’attaccatura regge o, Dio non voglia, arretra; quali prodotti usare, quali farmaci prendere; quanto gli importava o non importava.








