La maggior parte dei registi storcerebbe il naso all’idea di adattare l’Odissea di Omero per il grande schermo.
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Questo capolavoro della mitologia greca, in sostanza, racconta la storia di un guerriero sfortunato che cerca di tornare a casa. Ma il poema dell’VIII secolo a.C., composto da 24 libri, in cui gli uomini si scontrano con dèi e mostri lungo un’avventura pericolosa che dura decenni, è un racconto eterno. La sua ampiezza e il suo respiro hanno fatto da modello a tutta la narrativa di finzione.
Christopher Nolan non è tra questi. Reduce dal suo biopic da tre ore, premiato con l’Oscar, sulla nascita della bomba atomica, il regista affronta quello che è probabilmente il suo progetto più ambizioso di sempre. E lo fa come aveva fatto con Batman: puntando sul realismo e trasformando il mito in un racconto centrato sull’uomo.
Questa versione più concreta della storia è accompagnata da un lavoro tecnico impressionante. Girato in sei Paesi, ripreso interamente in IMAX – il primo film a riuscirci, con oltre 2,1 milioni di piedi di pellicola – e basato su effetti pratici più che su un uso massiccio della CGI (per l’assedio di Troia sarebbero stati impiegati circa 2.000 figuranti), The Odyssey (L’Odissea) mostra un Nolan completamente votato al progetto, deciso a spingersi al massimo.
