Le vacanze finiscono sempre troppo in fretta. Ma a volte finiscono anche peggio. Il mio doveva essere un tranquillo mercoledì di rientro da Ibiza. Volo Ryanair delle 19.05, destinazione Torino. Tutto organizzato al minuto. Alle cinque del pomeriggio sono già in aeroporto. Riconsegno l'auto a noleggio, passo i controlli senza intoppi e mi accomodo al gate. Il cielo sopra l'isola è sereno. Quello sopra il Nord Italia, invece, decisamente meno. Sull'app di Ryanair iniziano ad arrivare le notifiche. Il volo è spostato. Prima un ritardo fino alle 20.20. Poi alle 20.40. Poi ancora alle 20.50. Colpa dei forti temporali che stanno interessando il Nord Italia.Succede. Nessuno protesta. Verso le 19.45 ci fanno finalmente imbarcare. Ci sediamo ai nostri posti convinti che, con un po' di pazienza, si partirà. Il comandante prende la parola. Spiega che il maltempo impedisce il decollo e che bisogna attendere un'autorizzazione. L'attesa prevista è di un'ora e mezza. Va bene. Si aspetta. Qualcuno tira fuori il tablet e segue la partita tra Inghilterra e Argentina. Altri leggono, sonnecchiano, chiacchierano. I bambini iniziano ad annoiarsi ma tutto sommato il clima resta sereno. Passa un'ora. Poi un'altra. L'aereo resta immobile. Fuori è ormai buio. Dentro cresce soltanto la sensazione che qualcosa non stia andando come dovrebbe. Alle 22.30 arriva la comunicazione che nessuno vorrebbe sentire. Il volo è cancellato. Basta una frase ed è il caos. I bimbi scoppiano a piangere, gli adulti si alzano contemporaneamente dai sedili, il brusio diventa un frastuono che copre perfino le ultime parole del comandante. Ci fanno scendere. E lì inizia la vera odissea. Al banco Ryanair ci spiegano che la compagnia provvederà a metterci su un altro volo e che per la notte sarà fornito un hotel. Le istruzioni, ci dicono, saranno inviate via sms o email. Peccato che a me non arrivi assolutamente nulla. Ad altri fortunati passeggeri arriva invece un messaggio che, in sostanza, invita a cercarsi un albergo in autonomia. Intanto le code diventano interminabili. Le informazioni cambiano a seconda dell'operatore con cui si parla. Le impiegate al banco, più che mettere ordine, contribuiscono alla confusione. La disponibilità non sembra essere il punto forte della serata e, se non si parla spagnolo, arrangiarsi diventa quasi un requisito. Una delle hostess, chiamiamola così, ride in faccia ai passeggeri stremati in coda, si lamenta che non sappiamo stare in fila. In quella fila ci sono mamme e bambini, signore anziane e famiglie. Centinaia di passeggeri che vengono derisi da questa signorina spagnola che non conosce una parola di inglese o finge di non saperlo. Alle 23.45 decido di non aspettare oltre. Prenoto un hotel a mie spese. Del rimborso mi preoccuperò dopo. Quando finalmente arriva il mio turno, scopro che posso essere messa sul primo volo disponibile, ma se decido di trovare un altro volo con un’altra compagnia non otterrò il rimborso del biglietto. Perché? Cause di forza maggiore, dicono. Le alternative che mi propongono per il giorno seguente non sono molte. Un volo per Roma Fiumicino con arrivo dopo mezzanotte. Oppure Bergamo, sempre in tarda serata. Bologna non la prendo nemmeno in considerazione, per motivi personali non la voglio sentire nominare. In quel momento suona proprio come una beffa. Infine, mi offrono una partenza il venerdì pomeriggio, domani, quindi. Scelgo quest'ultima. Tanto, a quanto mi riferisce un’altra signora, servita prima di me, il volo del sabato per Torino è tutto pieno. Nemmeno sui rimborsi c’è una risposta uguale per tutti. C'è chi dice che verranno rimborsate due notti di hotel. Chi una soltanto. Chi nessuna. La certezza, in quel momento, è che le informazioni sono poche e contraddittorie.L'odissea, insomma, non è ancora finita. Perché domani mi aspetta un nuovo tentativo di rientro. Il volo è previsto alle 16.45, destinazione Bergamo. Poi ci sarà da raggiungere Torino, probabilmente in piena sera. Sempre che questa volta fili tutto liscio. Perché dopo una giornata così, anche il ritorno a casa sembra diventato un punto interrogativo. E la sensazione è che la vera battaglia debba ancora cominciare: quella per ottenere il rimborso delle spese sostenute. In tutto questo c’è il disguido del lavoro, con giorni di ferie in più e colleghi costretti a sostituirmi. Ma a questo Ryanair nemmeno ci pensa.