Una pratica che nasce da un calzettone tedesco nel 2006 e dalla carta intestata di un albergo

Il preparatore atletico dell’Argentina, Luis Martín, ha condiviso la borraccia del portiere avversario con gli appunti sui rigoristi argentini. Jordan Pickford aveva studiato dove avrebbero tirato Messi, Lautaro e Julián, ma la partita non è mai arrivata ai rigori. Di fatto, l’Argentina ha battuto l’Inghilterra 2-1 nei tempi regolamentari. Sui social, così come nei media, la vicenda è diventata virale e descritta come qualcosa di incredibile, ma non lo è affatto. Perché quell’abitudine, ovvero consultare appunti sui rigoristi avversari in porta, ha una storia consolidata, iniziata da un calzettone tedesco nel 2006 per poi arrivare all’amaro ricordo di un raccattapalle bosniaco quattordicenne che, secondo alcuni, avrebbe cambiato l’esito delle qualificazioni ai mondiali per l’Italia.

Il calzettone di Lehmann nel 2006

Il punto di partenza è un quarto di finale dei Mondiali tedeschi. Durante la sfida ai rigori tra Germania-Argentina, giocata a Berlino il 30 giugno 2006, prima che ogni argentino si avvicini al dischetto, il portiere tedesco Jens Lehmann compiva un gesto insolito: si abbassava, tirava su il calzettone, estraeva un foglio piegato e lo leggeva con attenzione, per poi rimetterlo a posto prima di affrontare l’avversario.