L’Alta Corte del Kenya ha respinto il ricorso presentato dalla comunità rastafariana per ottenere il diritto di coltivare e utilizzare la cannabis durante le pratiche religiose, confermando la piena validità delle leggi che ne vietano il possesso e il consumo. Nella sentenza, il giudice ha stabilito che i ricorrenti non sono riusciti a dimostrare che il divieto imposto dalla normativa antidroga violi il diritto costituzionale alla libertà di culto. Il governo keniano si era già opposto alla richiesta, sostenendo che un’eccezione di carattere religioso avrebbe indebolito l’applicazione della legislazione antidroga e creato possibili scappatoie per il traffico illecito di cannabis. Attualmente, secondo la legge keniana sugli stupefacenti, il possesso di cannabis resta un reato. Chi viene trovato con marijuana per uso personale rischia fino a cinque anni di carcere. La coltivazione può comportare una pena detentiva fino a 20 anni, mentre per traffico e spaccio sono previste pene ancora più severe.
Stando alla sentenza, la Corte ha inoltre giudicato che l’uso della marijuana non costituisca un elemento centrale della fede rastafariana. La Rastafari Society of Kenya non chiedeva comunque la legalizzazione della cannabis, ma una deroga per un uso esclusivamente religioso. Gli avvocati dei ricorrenti hanno annunciato che presenteranno appello.










