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Ari district, Bangkok, Thailand.

In principio fu Jim Thompson: americano del Delaware, architetto di formazione, agente dell’Oss (predecessore della Cia) durante il secondo conflitto mondiale. Arrivato a Bangkok nel dopoguerra, dove la seta era un sapere domestico in via di estinzione, il futuro “Silk King of Thailand”, come verrà ricordato, si veste da campione d’intuizione e pragmatismo. Prima osserva – le tessitrici della comunità di Ban Krua – poi agisce e innova: rimette insieme telai, colori, competenze e nel 1950 fonda la Jim Thompson Thai Silk Company. Nel giro di pochi anni la seta thailandese diventa oggetto internazionale del desiderio, al punto che la sua abitazione affacciata sul khlong (canale) Saen Saep diventa una tappa obbligata per diplomatici e celebrità, John F. Kennedy e signora inclusi. La sua scomparsa in circostanze misteriose – 26 marzo 1967, durante una vacanza sulle Cameron Highlands in Malesia – non fece che alimentarne il mito (tra teorie di ogni genere). E se oggi la Jim Thompson House, un elegante insieme di sei strutture tradizionali in teak trasformate in museo – tappa obbligata a Bangkok – incarna perfettamente l’idea di contaminazione riuscita tra Oriente e Occidente, valori arcaici e modernità tecnologica, non è che l’inizio di un racconto che, da allora, la città non ha mai smesso di riscrivere.