Nel nome e nel ricordo di Antonio Ammaturo e Pasquale Paola, la questura di Napoli premia gli agenti protagonisti dell’indagine sui responsabili della sparatoria avvenuta lo scorso dicembre in piazza Carolina tra due gruppi criminali di giovanissimi dei Quartieri Spagnoli e del Pallonetto. La cerimonia si è svolta ieri mattina al Teatro di Corte di Palazzo Reale e ha visto la partecipazione del procuratore generale Aldo Policastro, della procuratrice per i minorenni, Patrizia Imperato, del direttore del carcere di Nisida, Gianluca Guida e di don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Polis e garante dei detenuti per il Comune di Napoli. I quattro ospiti sono stati protagonisti di un dibattito moderato dal giornalista di Repubblica Dario Del Porto, che si è svolto dopo un ricordo, affidato al questore Maurizio Agricola, del capo della squadra mobile Antonio Ammaturo e dell’agente Pasquale Paola, uccisi dalle Brigate rosse il 15 luglio del 1982 in piazza Nicola Amore.
Il ricordo Presenti anche i familiari delle due vittime del terrorismo, oltre a molte altre personalità tra magistrati, funzionari di polizia, ufficiali dei carabinieri, della guardia di finanza e della polizia locale. In prima fila il prefetto Michele di Bari e il presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi. Il dibattito, preceduto dall’esibizione canora dei giovanissimi artisti dell’Accademia nazionale Napoli Arts Performing, diretti dal maestro Carlo Morelli, si è sviluppato intorno a temi di strettissima attualità come il fermo preventivo per i minori e l’abbassamento dell’età imputabile. Sollecitata dalle domande di Del Porto, la procuratrice Imperato ha fatto il punto della situazione: «I reati commessi da minori in età non imputabile sono in terribile aumento. E parliamo di reati caratterizzati da violenza insensata, della quale spesso gli stessi autori non si rendono conto. I dati ci dicono che nel 2026 i reati sono in aumento, rispetto al 2025, di circa il 70% tra gli infra-quattordicenni e del 60% tra gli ultra-quattordicenni». Nonostante i dati inquietanti, Imperato spiega perché a suo avviso sarebbe un errore abbassare l’età imputabile: «Trovo aberrante l’idea di arrestare dei ragazzini. Quattordici anni è un’età congrua per valutare la loro capacità di rendersi conto dei reati che commettono. So che anche i procuratori minorili di tutta Italia si sono detti contrari come me a questa ipotesi. Allo stesso modo, non condivido assolutamente il fermo preventivo per i minori. Mi sembra solo un’idea fumosa, mentre invece servono provvedimenti sempre più concreti». Anche il pg Policastro, dopo aver ricordato il sacrificio di Ammaturo e dell’agente Paola, «morti da eroi», e sulla cui vicenda ammette ancora la presenza di punti oscuri da chiarire, si è detto contrario all’ipotesi del fermo preventivo: «Non è così che si governa la movida. Credo che la cosa importante sia il controllo del territorio, che ha anche una funzione educativa. Serve a trasmettere ai giovani il messaggio che in questa città si vive civilmente e nel rispetto delle regole». L’emergenza Il direttore del carcere di Nisida, Guida, nel sottolineare che «nei confronti della devianza giovanile non basta la repressione ma servono strategie e soprattutto dobbiamo capire dove nasce questo fenomeno», ha riferito di giovani reclusi nel penitenziario minorile che si dicono consapevoli di poter morire a causa della vita che conducono ma non esprimono alcun senso di paura per questo. Il presidente della Fondazione Polis, don Palmese, parla di giustizia riparativa e dell’incontro tra assassini e parenti delle vittime: «La possibilità dell’incontro è un’opportunità straordinaria e devo dire che è riuscito a promuoverla di più lo Stato con la riforma Cartabia che la mia stessa tradizione cristiana». Palmese ha fatto anche un riferimento alla sua esperienza di garante dei detenuti: «Una delle cose che mi chiedono di più i reclusi è di parlare con i giovani che delinquono per spiegare loro quanto possa essere tragico compiere reati». Le conclusioni sono state affidate al procuratore Policastro. Che nel tracciare il bilancio dell’incontro ha ammesso che probabilmente «se, come ha detto il direttore Guida, ci sono ragazzi che ci dicono di vivere sapendo di poter morire, e mettono quindi sullo stesso piano la vita e la morte, vuol dire che questa società non è in grado di trasmettere ai giovani l’importanza e la bellezza della vita e la possibilità che questa vita possa essere bella anche per loro».






