Chiusa a Milano la terza inchiesta a carico della senatrice di FdI Daniela Santanchè e di altri 15 indagati per i dissesti finanziari di Ki Group e Bioera. Le accuse vanno dalla bancarotta al falso in bilancio, fino alla truffa aggravata ai danni dello Stato, aprendo la strada alla richiesta di rinvio a giudizio.

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Si apre un nuovo capitolo giudiziario per la parlamentare di Fratelli d'Italia ed ex ministra Daniela Santanchè. La Procura di Milano ha formalizzato l'avviso di chiusura delle indagini, atto che di norma anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, nei confronti della senatrice e di altre 15 persone, tra cui la sorella Fiorella Garnero e l'ex compagno Giovanni Canio Mazzaro. Nel mirino degli inquirenti c'è una serie di presunti reati societari che vanno dalla bancarotta al falso in bilancio, fino alla truffa aggravata ai danni dello Stato. Questa inchiesta rappresenta il terzo filone a carico di Santanchè, andandosi ad aggiungere ai procedimenti già aperti per il caso Visibilia e per la presunta truffa sulla cassa integrazione Inps.

Il pool di magistrati milanesi ha ricostruito il dissesto finanziario di una complessa galassia societaria, strutturando le accuse attorno a tre fallimenti principali. Il capitolo Ki Group Holding: scatole vuote e dividendi fantasma Per quanto riguarda la Ki Group Holding, società un tempo quotata in Borsa e dichiarata fallita nel giugno del 2025, la Procura contesta una manovra di spacchettamento aziendale considerata illecita. Secondo l'accusa, sarebbe stato isolato e trasferito un ramo d'azienda verso una nuova srl operativa, lasciando la Holding come una vera e propria "scatola vuota".