| 15 Luglio 2026 14:04 |

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(Adnkronos) – Pochi giorni fa 22 bus rossi a due piani completamente elettrici e pronti all’uso hanno lasciato la Cina dal porto di Yantai diretti a Londra. Sono solo gli ultimi della commessa ricevuta dalla Byd, azienda asiatica tra le più note nel settore della produzione di veicoli, da parte della Transport for London (TfL), la società municipalizzata che supervisiona i trasporti pubblici lungo tutto il Comune di Londra. I 22 bus rossi, o double-deckers come sono più conosciuti dai residenti della capitale inglese, sono parte della transizione ecologica avviata dalla TfL volta a sostituire progressivamente i vecchi e longevi motori diesel con alternative a zero emissioni. Una decisione che sta spingendo la flotta della metropoli a ‘parlare’ sempre più la lingua cinese.

Dietro questo cambio c’è una precisa strategia ambientale. Con l’obiettivo di rendere più salubre l’aria della città, TfL ha imposto un’accelerazione che ha già portato su strada oltre duemila autobus elettrici. Ma se l’obiettivo finale è una flotta totalmente decarbonizzata, il percorso industriale per arrivarci ha subito una profonda mutazione. Il viaggio del colosso cinese Byd sulle strade londinesi non è infatti iniziato in solitaria. Consapevole delle resistenze politiche e della necessità di mantenere un legame visivo e costruttivo con la tradizione locale, il gigante di Shenzhen aveva inizialmente stretto un’alleanza strategica con Alexander Dennis, il più grande allestitore di autobus del Regno Unito. Per quasi un decennio, questa partnership ha rappresentato il compromesso perfetto: la Cina forniva il cuore tecnologico, ovvero le batterie e i sistemi di trazione, mentre gli stabilimenti britannici si occupavano di assemblare le carrozzerie e rifinire gli interni secondo i rigidi standard londinesi. Unione che ha dato ottimi frutti, celebrando la consegna di oltre 1.500 veicoli anglo-cinesi e rassicurando i sindacati sulla tutela dei posti di lavoro oltremanica.