«Giornalista e sceneggiatore», recita la biografia di Stefano Cappellini su Internet, cui ora dovrà aggiungere anche direttore ad interim di Repubblica, chiamato a raccogliere l’eredità di Mario Orfeo in una fase tutt’altro che tranquilla per il quotidiano.
Un battesimo propizio per il neo-direttore
Il battesimo, però, non poteva essere più propizio. Proprio nelle ore del suo insediamento, il governo Meloni è riuscito nell’impresa di auto-affondarsi su un emendamento della riforma elettorale, bocciato dai franchi tiratori della stessa maggioranza. Una delle più clamorose cappellate parlamentari degli ultimi tempi, con Palazzo Chigi costretto ad aprire immediatamente la caccia ai dissidenti. Per un direttore appena arrivato, un’apertura di giornale confezionata praticamente da sola e nel solco della linea che Repubblica vuole perseguire. Del resto Cappellini non ha mai nascosto le proprie posizioni, né è mancato negli anni alle trasmissioni di Nicola Porro su Mediaset nel ruolo dell’interlocutore più severo con il centrodestra. Ora avrà modo di esercitare quello stesso spirito critico dalla plancia di comando del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Sempre che la permanenza sia destinata a durare, ma su questo Theodore Kyriakou non lascia trapelare nulla.









