di
Alessandro Sala
Torna libero per legge l'accesso degli animali nei locali pubblici. Un passo significativo per l'esempio che può dare al resto del quadrante asiatico orientale
Per noi italiani è ormai una consuetudine ben consolidata: andare in un locale pubblico, in un bar o in un ristorante e portare con sé il proprio cane. Oppure averne uno come vicino di cena, che se ne sta tranquillo accucciato alle gambe dei proprietari sotto il tavolo accanto al nostro. Ma non in tutto il mondo è così. Per questo viene data molta enfasi sui media internazionali al via libera all'accesso dei quattro zampe nei pubblici esercizi stabilito ad Hong Kong, città semi-autonoma nel cuore di una Cina che ancora oggi continua a far parlare di sé per il festival della carne di cane di Yulin e per la sopravvivenza di una arcaica tradizione che considera i cani come cibo speciale per le grandi occasioni. Sempre di meno a dire il vero, ma considerando quanto grande sia la popolazione cinese - e il discorso vale anche per altri Paesi dell'area - anche piccole percentuali significano comunque grandi numeri.
Ma tant'è. E così come anche in Cina i cani sono sempre più considerati animali d'affezione e i proprietari adottano con loro le stesse pratiche di attenzione e accudimento che adottiamo noi occidentali, Hong Kong fa un ulteriore passo avanti. Va detto che proprio Hong Kong, in virtù della maggiore influenza occidentale, essendo stata colonia britannica e poi protettorato di Londra, ha sdoganato in quel quadrante di mondo l'idea che i cani possano essere anche animali da compagnia e membri effettivi delle famiglie. È del 1950, ad esempio, la Dog and Cats Ordinance, che vieta il consumo di carne di cane, anche se ogni tanto viene segnalata la vendita sottobanco da parte di persone che ancora rivendicano il diritto di perpetrare una tradizione, a maggior ragione con il progressivo riavvicinamento alla Cina (nel 1997 c'è stato il ritorno sotto il controllo di Pechino, seppure con un lungo periodo di transizione che si concluderà nel 2047, durante il quale resta garantita un'ampia autonomia politica e decisionale).











