Marcia per la scienza 2017, Master Steve Rapport
Una delle eredità che la pandemia da Covid-19 ci ha lasciato è un mutato rapporto tra scienza e società. Discussioni che prima erano relegate alle stanze dei congressi di medicina o ai laboratori di ricerca, per mesi interi sono state proiettate in prima serata in televisione e a tutte le ore sui social media. Le aspettative di ricevere informazioni certe da parte del pubblico si sono scontrate da una parte con la complessità della materia e dall’altra con opinioni contrastanti fornite da diversi esperti. Dissonanza cognitiva e infodemia sono due termini che di conseguenza abbiamo imparato a conoscere.
In che modo esattamente il rapporto tra scienza e società sia cambiato però è ancora oggetto di discussione. Spesso la narrazione dominante è che la fiducia nei confronti della scienza sia generalmente calata.
Nel corso degli ultimi anni però sono stati compiuti diversi studi e sondaggi e tutti i dati raccolti restituiscono un messaggio piuttosto chiaro: complessivamente, la fiducia nella scienza e negli scienziati a livello globale è rimasta solida.
Ciononostante alcune tendenze negative emergono dai dati. Una riguarda una generale sfiducia crescente nei confronti delle istituzioni, di cui la scienza viene spesso percepita come un ingranaggio. Una seconda riguarda tematiche specifiche, come i vaccini, e gruppi sociali particolari, in cui si registra un crescente distanziamento dalla cultura scientifica. Gli Stati Uniti sono un caso di studio interessante.






