L’impegno dell’attore foggiano e la collaborazione in Congo con Volontariato internazionale. Il caso della studentessa Claps uccisa a Potenza ha innescato un circolo virtuoso di solidarietà. Da Lampedusa a Roma il progetto Cinema in piazza per «portare la cultura nelle periferie»

Ci sono personaggi che finiscono con l’ultima scena. E poi ci sono storie che, una volta spente le telecamere, continuano a vivere. Per Gianmarco Saurino, 33 anni, foggiano, attore tra i più apprezzati della sua generazione, è andata così. Volto di cinema, teatro e televisione - da Che Dio ci aiuti a La legge di Lidia Poët fino alla serie dedicata a Elisa Claps, nella quale ha interpretato il fratello Gildo - il suo impegno non si è fermato sul set. Da quell’incontro con Gildo è nato un legame umano che ha trasformato una storia raccontata sullo schermo in un progetto concreto di solidarietà, arrivato fino a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo, dove oggi un ambulatorio sanitario offre cure a migliaia di persone nel nome di Elisa. «La serie su Elisa Claps ha cambiato tante cose», racconta Saurino. «Ha permesso al pubblico di entrare nel dolore di una famiglia rimasta sola per oltre trent’anni. Da quel momento quella vicenda non è stata più soltanto un fatto di cronaca.» Da quella storia è nato un progetto reale. Il compenso ricevuto da Claps per la consulenza alla serie è stato devoluto al Vis, il Volontariato internazionale per lo sviluppo, per dare forma al sogno custodito nel diario di Elisa: diventare medico in Africa. Insieme alle donazioni raccolte dopo la messa in onda della fiction e alla pubblicazione del diario, quei fondi hanno permesso di creare un ambulatorio all’oratorio Don Bosco di Goma. Oggi quel presidio garantisce cure primarie a migliaia di persone e il prossimo obiettivo è costruire un ospedale modulare che possa crescere nel tempo. A maggio Saurino è partito con Gildo e i volontari del Vis per vedere ciò che era stato realizzato. Un viaggio tra confini attraversati via terra, tensioni armate e l’ombra dell’Ebola, ma il ricordo più forte non è legato alla guerra. «Non ho visto un bambino piangere. Piangevo io, loro sorridevano», dice. Con quei bimbi lui ha cucinato, giocato e condiviso i pranzi. E nella palestra dell’oratorio ha trovato anche un’immagine di Elisa Claps. «È stato il momento più emozionante del viaggio. Ho pensato che il suo sogno fosse arrivato davvero fin lì.» Poi ci sono stati quegli incontri che hanno lasciato un altro segno: gli ex bambini soldato, costretti a combattere a dieci anni, i piccoli minatori, le famiglie che ogni giorno lottano per sopravvivere. «Sono storie che ti cambiano. Ti fanno capire quanto siano fragili le nostre certezze e ridimensionano tanti dei problemi che crediamo enormi», racconta. Ma il viaggio di Gianmarco Saurino non finisce in Congo. Perché la sua destinazione, in fondo, non è mai un luogo: sono le persone. Se in Africa un sogno è diventato un ambulatorio, in Italia prende la forma di uno schermo montato in una piazza. È così che nasce Schermi Cinema Multipiazza, il progetto ideato assieme al regista Mauro Lamanna e a Debora Leonardi, che da anni porta gratuitamente il cinema nei luoghi dove la cultura rischia di diventare ed è diventata un privilegio.Responsabilità «Ho sempre avuto bisogno di fare questo tipo di cose», racconta. «Per me fare l’attore non significa soltanto recitare. Significa essere un operatore culturale. Chi sceglie questo mestiere ha anche una responsabilità nei confronti delle persone». L’idea è chiara: se le persone non possono più andare al cinema, è il cinema che deve tornare da loro. E così un furgone con schermo, proiettore e sedie attraversa il Centro Sud Italia trasformando le piazze in cinema a cielo aperto. Quest’anno il viaggio è partito da Lampedusa, «la periferia della periferia d’Europa», come la definisce lui, per poi toccare Potenza, Villapiana (il 18 luglio), Grosseto (24-26 luglio), Palermo (5-6-7 agosto) fino ad arrivare a Roma, dal 17 al 20 settembre (per essere aggiornati su tutte le altre tappe e le date basta seguire la pagina Instagram @schermi.cinemamultipiazza). Negli anni il progetto - nato nel 2018 - è cresciuto grazie anche alla partecipazione di attori, registi e artisti. Ma il cuore del progetto non sono gli ospiti. «Il vero protagonista è la comunità che nasce in quella piazza. Le persone arrivano con le sedie da casa, si affacciano ai balconi, restano a parlare prima e dopo il film. La proiezione è quasi un pretesto per stare insieme». Ogni tappa coinvolge associazioni e realtà locali: c’è chi si occupa di contrasto alla violenza sulle donne, chi lavora con ragazzi autistici, chi porta sullo schermo i propri cortometraggi: «Non vogliamo essere un evento che arriva e se ne va. Vogliamo lasciare qualcosa. Costruire relazioni». Ed è proprio qui che i due mondi si incontrano. Il Congo e le piazze italiane sembrano lontanissimi. Eppure, per Saurino, rispondono alla stessa domanda. «Credo che la mia missione sia connettere le persone». In Congo quella connessione ha unito il sogno di Elisa Claps a un progetto sanitario che oggi salva vite. Nelle piazze mette in relazione le persone restituendo loro i luoghi che già dall’antichità riuniscono le persone.