«Torino è la città del Diavolo e della Sindone, la più anticlericale ma anche quella con più santi ottocenteschi. Città dell’esoterismo, del Museo Egizio, della Gran Madre di Dio, che ricorda in quel nome antichi culti pagani. La Mole che doveva essere una sinagoga ed è diventata il Museo del Cinema. Insomma: la immagino come un perfetto scenario per l’Apocalisse e la resurrezione della carne. Una vecchissima pellicola sulla Shoah proiettata nel Museo scorre al contrario e i cadaveri degli ebrei sterminati dai nazisti escono dallo schermo, vanno per le strade insieme agli apostoli e a Gesù che ha scelto di reincarnarsi proprio qui». Così Franco Branciaroli sul perché l’abbia fatta mettere a ferro e fuoco da un’orda di angeli motociclisti nel giorno della Resurrezione dei morti in Torino addio!, testo che chiude Teatro, piccola e significativa raccolta di sue drammaturgie da poco pubblicata da Nino Aragno Editore.
La distrugge perché la conosce e la ama? Nato alle porte di Milano nel 1947, a Torino ha vissuto la giovinezza.«Il milanese continua a essere è la mia prima lingua: l’italiano l’ho imparato alle elementari. Sotto la Mole sono arrivato seguendo mio padre che stava lanciano il marchio “Panna Elena” . Qui ho fatto il liceo, sono cresciuto, ho avuto amici. Qui continuo ad avere casa. E qui, soprattutto, ho scoperto il teatro: seppure in modo casuale e molto triste».








