C’è qualcosa di profondamente americano nell’idea che un gioco da tavolo possa diventare un luogo fisico e che i suoi giocatori possano trasformarsi nei protagonisti di una storia vera. In nessun altro Paese un tabellone di cartone si trasformerebbe con tanta naturalezza in una città, e le pedine in persone in carne e ossa che negoziano, rischiano, costruiscono fortune e finiscono in bancarotta davanti alle telecamere.

Il Monopoly, nato negli anni della Grande depressione da un’idea che voleva denunciare i pericoli dei monopoli e dell’accumulazione della ricchezza (e pubblicato in Italia nel ’36 con il nome Monopoli) è finito per celebrare ciò che avrebbe dovuto mettere in discussione. Per quasi un secolo ha insegnato a generazioni di americani che comprare è meglio che affittare, possedere meglio che condividere e che, alla fine, qualcuno rimane sempre solo sul tavolo mentre tutti gli altri vengono eliminati. I reality e i contest hanno seguito una strada tracciata quasi un secolo fa.

Ora Netflix porta quella metafora alle sue estreme conseguenze. La piattaforma streaming ha dato il via libera a una competizione, che debutterà nel 2027 e vedrà dodici concorrenti sfidarsi per un premio finale di due milioni di dollari. Non ci sono più caselle da percorrere con un ditale o una scarpa di metallo, ma una città costruita a misura d’uomo. Le regole sono le stesse: comprare, trattare, bluffare, sopravvivere. Solo che questa volta il gioco si confonde con la realtà.