Il via libera definitivo del Parlamento europeo alla modernizzazione dell’accordo tra Unione europea e Messico arriva in un momento in cui Bruxelles sta ridefinendo la propria politica commerciale. La ricerca di nuovi partner economici è diventata una priorità, sospinta dalle tensioni geopolitiche, dalla guerra in Ucraina, dalla competizione con la Cina e dalla necessità di ridurre le dipendenze strategiche. È un contesto che riporta al centro una domanda: l’Europa riuscirà a mantenere quell’ambizione che, negli ultimi anni, aveva legato la politica commerciale alla tutela dei diritti umani e della sostenibilità?
Sulla possibilità di trovare un equilibrio tra competitività, diritti e sostenibilità riflette Catarina Vieira, eurodeputata trentenne, portoghese originaria delle Azzorre ed eletta nei Paesi Bassi. Nel Parlamento europeo divide il proprio lavoro tra la commissione per il Commercio internazionale e la sottocommissione per i Diritti umani. Da una parte dossier, accordi e regolamenti. Dall’altra le persone che arrivano a Bruxelles per raccontare cosa significhi vivere sotto una dittatura, perdere un familiare o vedere negati i propri diritti.
Nella sottocommissione per i Diritti umani Vieira ascolta le storie di persone che portano sulla propria pelle le conseguenze delle violazioni dei diritti umani, della crisi climatica o di comportamenti irresponsabili delle imprese. Ci sono la figlia di un’attivista ambientale assassinata, il figlio di un giornalista di Hong Kong condannato a oltre vent’anni di carcere e i familiari di oppositori politici incarcerati. «Sono persone comuni», racconta. «Hanno un lavoro, una famiglia, una vita. Eppure dedicano gran parte del loro tempo a difendere i propri cari, a portarne le storie davanti al Parlamento europeo e all’opinione pubblica».







