Dai primi dati emersi dalle analisi di Arpa Lombardia, l’agenzia per la protezione ambientale, gli effetti sull’aria provocati dalla densa colonna di fumo originata dall’incendio divampato nel deposito Bartolini di Via Minzoni, sarebbero stati meno devastanti del previsto. Nonostante le sostanze sprigionate nell’aria, l’agenzia esclude il superamento delle soglie d’allarme per la salute pubblica. In particolare, secondo le analisi effettuate nei laboratori sul primo campione raccolto il 9 luglio alle ore 00:15 e alle ore 14:00, la concentrazione totale di diossine sarebbe sotto il valore indicato dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Nel dettaglio la concentrazione è risultata pari a 0.132 pgTEQ/m³ (concentrazione totale equivalente espressa in picogrammi per metro cubo d’aria), mantenendosi al di sotto della soglia indicativa di 0.3 pgTEQ/m³. Per quanto riguarda gli idrocarburi, anch’essi mantenuti tutti sotto i rispettivi valori minimi di quantificazione.
Milano – Le indagini intorno al maxi-rogo divampato nel deposito milanese della Bartolini in zona Bovisa - dopo aver escluso la pista dolosa - si stringono ormai intorno all’origine accidentale. Secondo gli accertamenti tecnici effettuati dal Nucleo investigativo antincendi dei Vigili del Fuoco, a innescare le fiamme sarebbero state delle batterie a litio contenute in un pacco diretto a Torino. Le batterie, sempre più utilizzate nell’industria dell’automotive e dell’elettronica, si sarebbero surriscaldate, per poi prendere fuoco. Oggetti che sono ormai di uso comune: si trovano nei device che utilizziamo tutti i giorni, nei sistemi di accumulo di energia e in tantissime applicazioni industriali.












