Giovanni Covone, docente di astrofisica alla Federico II, e presidente di Città della scienza: qual è la mission che si è dato per rilanciare lo Science centre? «Non la devo inventare io, bisogna riscoprire quella dei fondatori da Vittorio Silvestrini a Pietro Greco. Rimettere cioè la scienza al centro di tutto conservando la vocazione internazionale di Città della Scienza: da Parigi a San Francisco e da ogni parte del mondo tutti sono passati da qui per amore della conoscenza».

Prima però bisogna ricostruire Città della Scienza dopo il rogo del 4 marzo 2013, cioè 13 anni fa. All’epoca si mobilitò la comunità scientifica mondiale, come i premi Nobel Rita Levi-Montalcini e Carlo Rubbia, e naturalmente tutta la città. «I napoletani raccolsero un milione di euro, ricordo bene. Quello che ho trovato è il bando per la prima parte della ricostruzione che vale 20 milioni, siamo nella fase valutativa che terminerà a settembre. Poi scatteranno i 100 giorni per la progettazione esecutiva. I lavori dovrebbero partire a dicembre. Si ricostruirà non più sul mare ma dal parcheggio accanto allo Science centre. Il mio compito sarà quello di far rispettare una tabella di marcia che non ho deciso io e che tutto si svolga nella massima trasparenza». Rimettere la scienza al centro del progetto, anche questa è ricostruzione, da dove intende partire considerando il debito storico della Fondazione di diversi milioni? «Intanto, bisogna dare merito al Presidente della Regione Roberto Fico di averci creduto. Il punto era separare la gestione amministrativa da quella finanziaria e presto faremo il bando per avere anche un direttore generale, poi le idee per ripartire non mancano». Vale a dire? «Quest’anno cade il 40esimo anniversario di “Futuro remoto” siamo un pochino in ritardo sulla programmazione, ma vogliamo costruire un evento all’altezza. “Futuro remoto” è nato prima della Fondazione, ogni napoletano ci è passato più di una volta, alla prima edizione di 40 anni fa vennero in 200mila a Città della Scienza, questo è il primo passo che vogliamo fare. Tornare a immaginare il futuro basato sulla conoscenza e sulla scienza di oggi a partire da Napoli. Che in questo è una eccellenza internazionale riconosciuta. E mostrare al mondo cosa si fa negli enti per la ricerca. Ci serve la collaborazione con le Università. Bisogna tornare a fare le cose semplici. Non voglio cose originali, ma attuare la nostra mission: conoscere e fare scienza impostando l’evento però ai tempi nostri, quelli attuali». Un tema portante di “Futuro Remoto” quale potrebbe essere? «Stiamo lavorando su varie idee e tra queste immaginare i futuri possibili. Per una edizione che partirà da metà ottobre e deve durare fino a dicembre. Siamo al lavoro per recuperare il tempo perduto e i ritardi accumulati. Vogliamo una edizione di “Futuro Remoto” che faccia venire voglia alla città di venire da noi». In che modo? «L’ambizione è quella di fare comprendere la scienza a chi non fa scienza, dobbiamo avvicinare la gente a noi». Insomma, uno Science centre incubatore di stratup? Del resto c’è Campania Newsteel che è già parte della Fondazione Idis o no? «Anche qui l’ambizione è creare un ambiente dove si possono generare opportunità, del resto a Bagnoli non si può fare più industria e Campania NewSteel nasce per questo motivo, era questa la visione originaria. C’è la voglia di andare anche oltre il concetto di incubatore, dobbiamo creare opportunità affinché i nostri giovani non vadano via da Napoli. E non è questione di finanziamenti, proprio grazie a Campania NewSteel ho avuto modo di verificare l’interesse concreto di molti imprenditori». Queste prime due settimane da Presidente come le ha vissute? «Sono mancato solo un giorno e così farò per molto tempo ho bisogno di conoscere questo luogo e ho incontrato molte competenze».