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Cristina Ravanelli

Gli scienziati sono riusciti a coltivare spermatozoi umani per poi trapiantarli su un rene. «Negli esseri umani siamo ancora molto indietro» spiega il coordinatore dello studio

È un risultato che fino a pochi anni fa apparteneva più alla fantascienza che alla ricerca scientifica. Per la prima volta gli scienziati sono riusciti a ricreare in laboratorio le prime fasi della produzione di spermatozoi umani, ottenendo cellule precursori destinate, in condizioni naturali, a trasformarsi in spermatozoi maturi. Un passo avanti ma che al momento è ancora lontano dalla sua traduzione in pratica clinica. Lo studio, però, pubblicato su Cell Stem Cell e commentato da Nature, apre una nuova strada per comprendere le cause dell'infertilità maschile, che in quasi un caso su due rimane ancora senza spiegazione.

Lo studio La ricerca si inserisce in un filone che negli ultimi anni ha già prodotto risultati sorprendenti negli animali. Nei topi, infatti, gli scienziati sono riusciti a ottenere ovuli e spermatozoi a partire da cellule staminali e questa tecnologia ha persino permesso la nascita del primo topo con due padri biologici. Trasferire questi successi all'uomo, però, si è rivelato molto più complesso. «Negli esseri umani siamo ancora molto indietro», ha spiegato Kotaro Sasaki, coordinatore dello studio. Per superare questo ostacolo, i ricercatori hanno trasformato cellule staminali umane in cellule simili a quelle che, nell'embrione, danno origine a ovuli e spermatozoi. Successivamente le hanno coltivate insieme a cellule dei testicoli di topo in via di sviluppo, capaci di fornire il supporto biologico, i nutrienti e i segnali necessari alla maturazione delle cellule germinali. Il tessuto ottenuto è stato quindi trapiantato nel rene di topi vivi, un ambiente che ha consentito alle cellule di continuare il proprio sviluppo.