| 14 Luglio 2026 09:32 |
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Roma, 14 lug. (askanews) – “L’AI è uno specchio della nostra società. Quindi se la nostra società ha dei bias che siano etnici, religiosi, di genere, l’intelligenza artificale li riprodurrà in maniera esponenziale”. L’AI non è neutrale; è pensata da occidentali per occidentali, soffre di bias, o detto all’italiana, di pre-giudizi. E quando la maneggiamo è utile saperlo. Lo dice Ines El Gataa, matematica con tre nazionalità, italiana, marocchina, irachena nel nuovo podcast della serie “Italiane della Scienza” prodotta da Askanews e ideata da Alessandra Quattrocchi per la rubrica di approfondimenti SGUARDI.
Ines El Gataa ha una formazione statistica, è ricercatrice all’Università di Trieste, lavora nell’ambito dell’intelligenza artificiale fra ricerca, progettazione e divulgazione anche sulla sua pagina Instagram. In un recente post parlava di una ricerca di Harvard che spiega come l’intelligenza artificiale capisca gli americani al 70%, però rappresenti solo il 15% della popolazione mondiale. Perché, spiega El Gataa, “le intelligenze artificiali sono costruite e addestrate in modo da adeguarsi più alle popolazioni diciamo occidentali; cioè, la struttura con cui motori come Chat GPT e gli altri sono abituati a ragionare, è molto più simile alla struttura mentale con cui ragiona una persona che viene dall’Occidente: tendenzialmente molto più individualista, più razionale, basate sul numero”. È anche, aggiunge, un problema di lingua perché i sistemi sono addestrati a “performare” meglio con l’inglese; e siccome il grosso dei dati che esiste in rete già arriva da media o da ricerche occidentali, il cane si morde la coda.







