Un vecchio cellulare può valere meno di una pizza con una bevanda per due persone oppure quanto un’automobile. A fare la differenza non sono necessariamente l’età o il marchio, e fin qui ci arrivano quasi tutti, ma una combinazione molto più selettiva: importanza storica, rarità della variante, stato di conservazione, presenza della confezione e autenticità di ogni componente.
Il mercato, inoltre, è molto meno lineare di quanto suggeriscano certi strombazzanti annunci online.
Un Nokia 3310 usato, prodotto in decine di milioni di unità, difficilmente rappresenta un investimento. Un iPhone del 2007 quindi di quasi otto anni più tardi, invece, può passare da poche centinaia di euro a oltre 100mila dollari se appartiene alla versione giusta ed è ancora sigillato.
Le cifre più sensazionali riguardano infatti esemplari eccezionali, non il prezzo medio di un telefono trovato in garage. Per stimare una valutazione credibile, inoltre, occorre osservare le aste concluse che sono un po’ la “giurisprudenza” delle quotazioni e non gli importi arbitrari richiesti dai venditori improvvisati. Contano inoltre il codice esatto del modello, il mercato di destinazione, il numero di serie, gli accessori e perfino la grafica stampata sulla scatola. Come, d’altronde, in molti altri ambiti collezionistici.










