Le cose per il rock in Mongolia hanno cominciato a girare in una certa maniera alla fine di marzo, quando al Grande Khral, la camera unica del Parlamento, hanno messo la guida del governo nelle mani di Nyam-Osoryn Uchral, 39 anni, che molti a Ulaanbaatar frequentavano all’inizio degli anni Duemila, al tempo in cui, usando lo pseudonimo Timon, faceva freestyle sui marciapiedi di questa metropoli orientale. Sarebbe riduttivo parlare di Uchral come di un rapper. Prima di entrare in politica, Urchal è stato il padre dell’hip hop mongolo. «Praticamente è uno di noi», sento dire a un uomo di nome Altgan fra le luci al neon del club Zu, un ministero della musica elettronica in Mongolia: «Ancora ricordo il suo più grande successo», dice questo Altgan, gilet di pelle, occhiali da sole e tatuaggi tribali sulle braccia, «aveva un bel ritmo e si chiamava Bi Khantay Zaluu». Bi khantay zaluu significa grossomodo «non sono un tipo su cui fare affidamento». Ma proprio Uchral/Timon deve riportare la fiducia dei giovani nel Partito popolare della Mongolia dopo gli scandali e le.proteste che hanno travolto nell’ultimo anno due diversi capi di governo. Chi altri al Grande Khral sarebbe in grado di riuscire?