ROMA – L’organizzazione umanitaria in difesa dei diritti umani, Amnesty International ha indagato su tre attacchi israeliani che hanno distrutto abitazioni civili nel quartiere di al -Thakana nel distretto di Tiro, nel villaggio di Irkay nel distretto di Saida e nel quartiere di al-Rahbat a Nabatieh. Tra le vittime ci sono dodici bambini tra i 5 e i 16 anni, sei donne, tra cui una incinta, e sei uomini. Almeno altre diciotto persone sono rimaste ferite. Sulla base delle prove raccolte l’organizzazione ritiene che le forze israeliane abbiano violato il diritto internazionale umanitario, in particolare: la mancata distinzione tra civili e obiettivi militari, l'esecuzione di attacchi diretti contro le persone, la mancata adozione di tutte le precauzioni possibili per minimizzare i danni civili.
I dati racolti da Amnesty. Tra il 2 marzo, giorno in cui è iniziata l’escalation israeliana in Libano, e il 29 giugno, sono state uccise circa 4257 persone tra cui oltre 250 bambini, secondo il governo libanese. Almeno due civili sono stati ammazzati in Israele e trentanove soldati nel Libano meridionale.
La valutazione di Israele. Amnesty ha scritto alle autorità israeliane per chiedere informazioni sugli attacchi e sulle misure adottate per proteggere i civili. Nella risposta del 22 giugno Israele ha detto di avere esaminato le denunce e ha specificato che alcune delle operazioni sotto accusa sono state condotte contro obiettivi militari di Hezbollah mentre altre sono state deferite per ulteriori accertamenti. Ha inoltre sottolineato di essere impegnato a mitigare i danni ai civili durante le attività operative ma Hezbollah sfrutta sistematicamente le infrastrutture civili per scopi militari.






