Un anno elettorale che non parte sotto una buona stella. Negli ultimi mesi che precedono il voto – nove o quattordici, a secondo di quando si andrà alle urne – il centrosinistra rischia di non trovare le spalle mediatiche necessarie a trasmettere i propri messaggi. Anche se, giurano dal partito, la partita non si gioca sui giornali e tv, ma sul contenuto. E poi, aggiunge un dirigente, i risultati elettorali di questa stagione sono stati ottenuti già con la maggior parte dei media non bendisposti verso Elly Schlein.
Partiamo da TeleMeloni: la premier si troverà di fronte una prateria, così come sperava nel momento in cui ha dato mandato ai suoi intellettuali d’area di prendere le redini della Rai.
Anche la Lega, attraverso il suo braccio operativo nell’editoria, Antonio Angelucci, controlla i tre maggiori quotidiani di centrodestra, Libero, Giornale e il Tempo, mentre a Forza Italia – nonostante le “divergenze” tra i fratelli Berlusconi, per esempio nei confronti di Futuro nazionale – rimane sempre Mediaset.
A sinistra la prospettiva è nettamente più ristretta. La scelta di non infilarsi – almeno sulla carta – nelle diatribe Rai, rinunciando a scegliere un consigliere d’amministrazione di riferimento, alla fine ha sì allontanato il Nazareno dalla commistione nelle complicate vicende di viale Mazzini, ma ha lasciato soli i dipendenti dell’azienda che non si riconoscono nella governance meloniana.






