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«Mi mancava la Corea del Nord, ma appena hanno aperto un mini-tour in una zona industriale del paese, sono stata la prima occidentale a attraversare il confine dalla Russia». Wendy Arbeit è una donna statunitense, del Tennessee, ed è una delle persone che hanno visitato tutti i paesi del mondo. Sono 193, quelli ufficialmente riconosciuti dall’ONU.
Sono molti di più, alcune centinaia, le persone che dicono di averli visti tutti. La maggior parte lo ha fatto negli ultimi anni, per una strana forma di competizione che fino a poco tempo fa sarebbe stata impraticabile. Queste persone in sostanza viaggiano per spuntare caselle, per completare un album: non di figurine, ma di timbri sul passaporto. O di esperienze estremamente arricchenti che senza questa specie di gara non avrebbero mai fatto, a sentire loro.
Arbeit ha iniziato a gareggiare quando aveva trent’anni e deciso che non voleva più lavorare, come ammette piuttosto apertamente. Molti altri invece gareggiano/viaggiano da una vita, e fanno quasi solo quello. Sono una piccola comunità: alcuni di loro finiscono per incrociarsi a Vanuatu, in una zona “turistica” della Siria, all’aeroporto di Los Angeles, o ancora in Nagorno-Karabakh, nel mezzo di una guerra.







