Siamo sicuri di riuscire a distinguere un volto reale da uno creato artificialmente? Oggi i sistemi di generazione artificiale di immagini producono fisionomie talmente credibili da rendere pressoché impossibile distinguere il reale dall’artificiale. In un esperimento condotto presso il Laboratorio di elettrofisiologia cognitiva del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, è stato chiesto ad un gruppo di studenti di stabilire se i volti presentati fossero reali o generati dall’intelligenza artificiale e quanto risultassero attraenti o familiari. I volti artificiali sono stati identificati in appena il 33 per cento dei casi, ben al di sotto della soglia del caso (50 per cento). Eppure il cervello, monitorato in tempo reale con l’elettroencefalografia ad alta densità (128 canali), non si è lasciato ingannare, come risulta dai potenziali elettrici e dall’analisi delle sorgenti intracorticali tramite tomografia elettromagnetica a bassa risoluzione che consente di valutare l'attività delle diverse aree cerebrali.
La ricerca, firmata dalla professoressa Alice Mado Proverbio e dalla dottoressa Mariia Dosaikina, dimostra che esiste una profonda dissociazione tra giudizio cosciente e risposta neurale implicita ai volti generati con l’AI: il cervello umano li elabora in modo significativamente diverso dai volti reali, continuando a distinguerli, anche quando la persona non è in grado di riconoscerli come artificiali. Lo studio, finanziato dall’Ateneo e dal MUR, è pubblicato su Scientific Reports col titolo Neural signatures of hyper-realistic AI-generated faces: dissociating behavioral indistinguishability from implicit neural evaluation e mostra che i volti generati dall’intelligenza artificiale hanno superato la soglia dell’“uncanny valley”.








