C’è una schermata, dentro il nuovo ChatGPT, che chiede di scegliere una mascotte. Un gufo di nome Hoots per il lavoro impeccabile in un lampo, una goccia blu di nome Dewey per le giornate di concentrazione, una roccia di nome Rocky per quando la posta in arrivo sfugge di mano. Sembra un dettaglio da videogioco, e invece racconta meglio di qualsiasi comunicato cosa è successo il 9 luglio 2026, quando OpenAI ha rilasciato nello stesso momento il modello GPT-5.6 e un prodotto che si chiama ChatGPT Work. Perché una mascotte animata serve a una cosa sola: dirti a colpo d’occhio cosa sta facendo un agente che lavora per ore da solo, mentre tu sei da un’altra parte. E se OpenAI sente il bisogno di darti un animaletto che veglia sul lavoro in background, è perché ChatGPT del 2026 ha smesso di essere il posto dove fai domande.
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